| | | La forma |  | Sulla plastica e sul vetro si innestano infine forme, strutture e dispositivi di derivazione tecnologica, come sfere al plasma, interruttori, luci, spie, altoparlanti, circuiti, manopole, potenziometri, motori elettrici, che aggiungono dinamismo alle opere articolandone la dimensione dialogica, ambientale. Questi innesti tecnologici si integrano con la dimensione formale e con i materiali delle opere e delle installazioni. Dunque, dal punto di vista progettuale, formale, nonché per i materiali impiegati, i lavori di Guzzetti coniugano vari livelli e dimensioni che li rendono estremamente complessi, poliedrici, eclettici, a cavallo tra arte, design, artigianato, tecnologia, comunicazione... E, in più, al di là dell'apparenza, per esistere possono devono raccontare (hanno voce), possono devono ascoltare. Come vedremo, vogliono vivere. In una parola, sono profondamente contemporanei. Questa passione per la contemporaneità culturale e tecnologica, passione intesa sia nel senso di "fascinazione" che in quello etimologico di "sofferenza", è una delle caratteristiche salienti del lavoro di Guzzetti. |  | Nei suoi lavori Ale Guzzetti utilizza sia la plastica che il vetro, partendo tuttavia da approcci profondamente diversi e molto distanti. Per la plastica egli impiega materiali di uso e derivazione industriale, quindi realizzati in serie, oggetti di varia destinazione che vengono modificati e assemblati in costrutti e strutture improbabili, in una sorta di readymades che sono totalmente altro rispetto alla normale destinazione d'uso delle singole parti. Questa destinazione d'uso non viene affatto nascosta, al contrario viene quasi celebrata, reificata, rendendo le sculture e le installazioni come dei piccoli monumenti alla contemporaneità, al caos, al disordine e all'instabilità degli oggetti, alla possibilità combinatoria e aggregativa degli oggetti industriali in costrutti semantici inusitati e non utilitaristici (inutili). Come se questi oggetti fossero altrettanti elementi semantici di un discorso dinamico indefinitamente ricompilabile e aggregativo (dimensione tipica delle cosiddette "civiltà occidentali avanzate"). |  | | Per realizzare gli oggetti in vetro, invece, Ale Guzzetti impiega la tecnica secolare della lavorazione a soffio degli artigiani di Murano, dunque una tecnica non seriale, che produce oggetti che sono unici. Poi assembla le parti in vetro in strutture simili a quelle in plastica, nonostante la presenza più evidente di analogie con la morfologia naturale (del resto già insita nelle valenze mitico-religiose del "soffio creatore" e nella conseguente "naturalità" di ciò che viene generato...). Queste forme e strutture artificiali/naturali biomorfe è un po' come se avessero imbrigliato elementi naturali cristallizzandoli nel vetro, e il loro biomorfismo deriva anche dal fatto che nella loro realizzazione non devono sottostare ai limiti tecnici della standardizzazione produttiva industriale, come invece avviene per gli oggetti in plastica. Le opere in vetro richiamano la purezza, la complessità, l'immanenza, l'assolutezza, la familiarità e nello stesso tempo l'imprevedibilità delle forme naturali, la loro inedulibile presenza, il loro avvenire. E, come eco, ricordano la centralità che oggi riveste e sempre più in futuro rivestirà il confronto della nostra cultura e delle sue conoscenze con la dimensione biologica. |  | Testo: "L'arte sensibile e i modelli del vivente", di Pier Luigi Capucci. Dal catalogo della mostra dello scultore Ale Guzzetti, tenutasi a Palazzo Sforza, Cotignola, dal 16 Dicembre 2000 al 7 Gennaio 2001. Testo di presentazione. Testo in versione pdf (20 Kb) | |