Le opere e le installazioni di Guzzetti sono in qualche modo senzienti, percepiscono l'ambiente e il visitatore e in risposta attivano dei comportamenti (suoni, movimenti, luci, colori). A sua volta il visitatore può interagire con esse toccandole, muovendone delle parti, producendo esiti acustici e sonori, luminosi, modificazioni formali. Questa parte ambientale dinamica e sonora e l'interazione col fruitore non vanno considerate a latere delle opere, al contrario, ne sono parte integrante e fondamentale a livello strutturale e poetico, al pari delle forme e dei materiali. Ciò dà luogo ad alcuni interessanti corollari. Dato che gli elementi di interazione con il visitatore e con l'ambiente e gli esiti che si producono in virtù di questa interazione sono parte integrante delle opere, esse fondano la propria compiutezza sulla nostra presenza e attività. Senza questa dimensione sarebbero solo oggetti inanimati: è la processualità dell'interazione che rende le opere compiute, vive: esse esistono e vivono mutano, suonano, si muovono grazie a noi, siamo noi che le facciamo vivere. E dato che ognuno di noi agisce in modo diverso il risultato è che l'opera, in quanto somma della dimensione formale e della dimensione ambientale e interattiva, è sempre diversa, non è mai uguale a se stessa, è metamorfica. Il suo linguaggio non ha tanto a che fare con l'identità quanto con la differenza: l'opera è "aperta" perché il risultato dell'interazione, data la variabilità del contesto ambientale e dell'attività del fruitore, non può mai essere completamente predetto.
Anche partendo da materiali e da operatività di natura così diversa le opere di Guzzetti mantengono un'unitarietà formale ed espressiva, uno stile peculiare e riconoscibile. Tuttavia sarebbe limitante considerarne solo gli aspetti materici e formali (morfostrutturali, cromatici, spaziali, dinamici...): senza dubbio sono elementi importanti, orchestrati con sapienza e ironia, che aprono a riflessioni sulle forme avveniristiche del vetro e della plastica, a considerazioni su un'arte che rivisita la tradizione in chiave tecnologica o su un'estetica dei materiali industriali. Nei lavori di Guzzetti c'è di più: le forme e i materiali sono di supporto a un discorso più complesso che si sviluppa tra opera e fruitore, sono il vettore di una poetica dell'interazione che si compie nel segno del dialogo e della reciprocità.
Queste caratteristiche, tipiche dell'arte interattiva, proiettano i lavori di Guzzetti nel cuore pulsante della contemporaneità, insieme alla sua ricerca in direzione del vivente, della riproduzione del vivente sia mediante le forme che i "comportamenti" delle sue opere. La nostra cultura tende sempre più a riprodurre i meccanismi e le dinamiche vivente, la vita, negli oggetti, negli artefatti, nelle macchine, nei materiali, nei processi che crea, che si fanno sempre più complessi, articolati, automatici, versatili, polifunzionali. L'evoluzione tecnologica è giunta a un livello tale di complessità che un numero crescente di oggetti e artefatti, anche di uso comune, sembra acquisire caratteristiche e comportamenti che presentano varie analogie con quelli degli organismi viventi: pensiamo alle capacità di autoregolazione e di autoprogrammazione di elettrodomestici, telefonini, automobili, computer, giocattoli... Il modello è il vivente sia perché è il livello di complessità raggiunto da questi artefatti ad evocarlo, sia perché la natura operativa degli organismi viventi è il miglior modello che possediamo, di cui apprezziamo l'efficienza maturata nel volgere di un'evoluzione di miliardi di anni nell'adattarsi all'ambiente naturale. Per questo cerchiamo di riprodurre il vivente negli oggetti, negli artefatti, nelle macchine: perché siano sempre più capaci di adattarsi all'ambiente umano, al nostro ambiente.
Non muta dunque solo la pelle degli oggetti ma il loro comportamento. I nostri artefatti, il cui modello è il vivente, vanno verso una sorta di esistenza autonoma, una sorta di vita. E, accanto all'evoluzione tecnologica, va ricordata quella scientifica, in particolare le recenti e discusse acquisizioni in campo biologico e genetico che indagano sui segreti più reconditi della vita e della memoria a lunghissimo termine e consentono di intervenirvi sopra. La natura, con le sue dinamiche e i suoi meccanismi, da sempre ci affascina: la reale "bellezza" o "perfezione" della natura non risiede nella sua apparenza contemplativa, nelle sue immagini o nella sua sostanza materiale, ma nella sua operatività. E, ripercorrendo la mitologia e la storia, è importante notare come questa fascinazione per la natura, per la vita e per la sua riproduzione non sia un'esclusiva della nostra contemporaneità, bensì sia fra i desiderata più remoti e persistenti dell'umanità.