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Il marchio enattivo della Realtà Virtuale di Giovanna Pagano (pdf, 24 Kb)
1. Una tecnologia cognitiva L'elemento che differenzia la realtà virtuale (virtual reality o VR) da una rappresentazione, ad esempio un film proiettato su uno schermo cinematografico o un quadro, è il coinvolgimento diretto del corpo e dell'azione del soggetto dell'esperienza. Quando entriamo in un mondo virtuale, siamo presenti in esso con il nostro corpo e le nostre azioni: possiamo muoverci, spostare lo sguardo, interagire ed esplorare il mondo virtuale nel quale ci ritroviamo completamente immersi, implicati. La sensazione di immersione nel mondo virtuale è prodotta dal coinvolgimento multisensoriale e patemico, e dall'inclusione del nostro punto di vista all'interno dello spazio generato dal computer. È attraverso il corpo che si conosce il mondo virtuale e, ad un livello sottostante, si manipolano i modelli e le informazioni. Nella VR tocchiamo con mano il mondo ed il toccare con mano, l'azione effettiva, è l'aspetto più vitale della conoscenza in quanto maggiormente legato alle nostre radici biologiche. Questo aspetto vitale, corporeo, emotivo della cognizione ci permette, mediante il linguaggio, di interpretare l'esperienza nei mondi sintetici in termini di presenza ed azione in un mondo anziché come semplice esperienza visiva. 2. La teoria enattiva della cognizione Se come sostiene Francisco Varela, scienza e tecnologia sono inscindibili nello studio della cognizione (2), i sistemi di Realtà Virtuale, in quanto tecnologia cognitiva, "interpretano" con successo un approccio enattivo alla cognizione, così come il computer e l'intelligenza artificiale interpretano l'ipotesi cognitivista. "[...] qualsiasi cosa si definisca "oggetto", qualsiasi cosa esista al mondo (sedie e tavoli, persone e volti [anche virtuali]) dipende interamente da questa costante interazione sensomotoria. Non si può semplicemente considerare un oggetto come qualcosa che esiste in modo indipendente "là fuori". L'oggetto prende forma in conseguenza della vostra attività e quindi, in realtà, voi e l'oggetto prendete forma insieme." (8) L'esperienza nei mondi virtuali è resa possibile da una condizione fondamentale: nel passaggio dal mondo reale al mondo virtuale, la nostra struttura biologica non cambia, ma viene solo amplificata e connessa mediante interfacce tecnologiche al mondo virtuale. Inoltre, il fatto che il mondo virtuale è meno a disposizione, più nascosto del mondo reale, a tal punto da essere accessibile solo indossando delle interfacce ingombranti come gli head-mounted display o i dataglove, ci costringe a ridivenire coscienti del nostro corpo e delle nostre modalità cognitive. Nella VR esiste una circolarità molto più evidente rispetto al mondo reale tra la percezione ed azione del soggetto e l'attivazione della "esistenza per me" della realtà virtuale, ovvero la produzione o enazione della realtà stessa. 3. Il marchio enattivo della VR Nella concreta prassi del vivere, la nostra struttura biologica, il modo in cui siamo costitutivamente incorporati, non ci consente di distinguere tra percezione, illusione ed allucinazione. Così, anche nell'esperienza dei mondi virtuali, il nostro modo costitutivo di percepire non ci permette di operare tale distinzione e coloriamo l'esperienza con lo stesso coinvolgimento emotivo che ci accompagna nella vita ordinaria. Solo a posteriori, descriviamo i mondi virtuali come frutto di "illusioni percettive" e siamo comunemente portati ad affermare che non abbiamo percepito o esperito nulla, dal momento che all'evidenza sensoriale, prodotto della simulazione, non corrisponde alcuna realtà esterna oggettiva. Ci troviamo allora di fronte ad "effetti di realtà", ad un semplice errore o inganno dei sensi. Ci può essere una realtà del virtuale che è la condizione psicofisica di chi è momentaneamente immerso in uno spazio quale non è solitamente percepito dai suoi sensi, così come ci può essere una virtualità del reale che può essere intesa quando, facendo esperienza della cosiddetta realtà virtuale, si apprende che il nostro corpo non è un oggetto che si muove in uno spazio definito una volta per sempre ma genera esso stesso la percezione dello spazio in base alla sua "storia interna". (11) Se, come sostiene Francisco Varela: "non esiste mondo se non quello che sperimentiamo attraverso i processi che ci sono dati e che fanno di noi ciò che siamo" (12), i mondi virtuali esistono in quanto percepiti, agiti ed enagiti. Inoltre, le percezioni del virtuale sono delle percezioni costitutive (versus illusioni percettive). Non si tratta di illusione ma di essere fatti in un certo modo e conoscere e percepire in tale modo. Dietro la possibilità di illusioni ottiche, inganni dei sensi, oggetti impossibili o ambigui, distorsioni e paradossi percettivi, mondi virtuali ed, in generale, dietro la nostra capacità percettiva e cognitiva, c'è unicamente il nostro modo costitutivo di percepire. È proprio per questo che una volta "scoperto il trucco" si continua a percepire allo stesso modo. Riferimenti bibliografici - Capucci, Pier Luigi, "Tecnologie del vivente", in Futuri Immaginari. Le parole chiave dei new media, (a cura di) Mario Morcellini e Michele Sorice, Roma, Logica University Press, 1998, pp. 13-40. |
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