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Tecnologie e Società

 

Sequestrato netstrike.it
02/09/2001

di Dario Meoli

[Articolo tratto da ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico]

La magistratura di Genova ha fatto eseguire il sequestro di www.netstrike.it, il sito di coordinamento e di informazione sui cortei telematici: un Netstrike è infatti quella modalità di mobilitazione in Rete per esprimere dissenso, paragonabile alle manifestazioni di piazza. Il tentativo di bloccare i cortei virtuali è però fallito, poiché il sito è stato mirrorato e ripristinato già poche ore dopo il sequestro.

10 agosto. Quella che doveva essere la notte di San Lorenzo e delle stelle cadenti, è stata da alcuni ribattezzata la notte dei siti cadenti. Chissà perché certe cose avvengono sempre d'estate, quando l'attenzione della gente è minore. Il giorno precedente, con la firma del sostituto procuratore Francesca Nanni, è partito dalla magistratura di Genova un provvedimento di sequestro del sito www.netstrike.it, immediatamente eseguito il pomeriggio successivo. La Polizia Postale si è presentata a Bologna presso la sede di Cable & Wireless, il provider che ospita il server di Isole nella Rete, sulle cui pagine è ospitato a sua volta il sito Netstrike.it, e hanno posto quest'ultimo sotto sequestro.

Chiusura delle trasmissioni. Una scena già vista, quando chi "trasmette" dice cose scomode. Questa volta è toccato al sito dei Netstrike, ovvero dei cortei telematici. Un Nestrike è infatti la trasposizione in rete di un sit-in pacifico. Secondo i gestori del sito, "la miglior metafora per descriverlo è quella di un consistente numero di persone che attraversano una strada su un passaggio pedonale, munite di cartelli e striscioni: se il loro numero è veramente consistente, possono arrivare a bloccare il traffico per un determinato periodo di tempo".

Come spiegano meglio gli stessi ideatori della singolare forma di protesta, "un Netstrike - o più propriamente corteo telematico - è una pratica di mobilitazione in Rete che consiste nell'invitare una massa considerevole di utenti possessori di accessi Internet e browser a puntare i propri modem verso uno specifico URL a una precisa ora e ripetutamente. In questo modo viene occupato un sito web fino a renderlo inutilizzabile, almeno per la durata della mobilitazione". Si tratta quindi di "un'occupazione di banda simile a un corteo fisico, che occupa una strada fino a renderla inaccessibile ad altre/i".

Il Netstrike non è affatto una pratica di hackeraggio. Si tratta di un concetto del tutto diverso: infatti l'azione di puntare il programma di navigazione a un determinato indirizzo non può essere ritenuta illegale, sia pur se eseguita collettivamente, poiché non viene danneggiato fisicamente alcunchè. Il risultato che si può ottenere, solo se alla protesta partecipano numerose persone, è quello di bloccare - o per lo meno rallentare - il sito target per un certo periodo; gli effetti sono quindi simili a quelli ottenuti con i cortei di piazza.

Nel "Rapporto sullo stato della sicurezza in Italia", redatto dai servizi segreti a febbraio 2001, il Netstrike viene definito una pratica non illegale: "Sempre più di sovente viene utilizzato l'attacco informatico di tipo Netstrike, che non comporta alcun tipo di reato, poiché si configura come una sorta di corteo telematico, finalizzato a rendere impossibile e comunque difficile la consultazione del sito Internet target."

Ma allora perché il sequestro? Le motivazioni del provvedimento di sequestro di venerdì scorso non hanno nulla a che vedere con il Netstrike in sé. Nel mandato di perquisizione e sequestro, infatti, si cita l'art. 615 quinques Codice Penale ("Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico"), relativo cioè alla diffusione di virus, cavalli di troia o altri programmi finalizzati al danneggiamento di servizi informatici. Chiunque abbia visitato in passato il sito www.Netstrike.it ha potuto rendersi conto di persona di come questa accusa sia infondata: il sito ha per lo più carattere informativo, ripercorrendo la storia dei Netstrike passati e diffondendo informazione su quelli in atto o futuri.

Poiché è stato sequestrato il server (e non il nome di dominio), appena poche ore dopo il sequestro il sito è stato completamente ripristinato, ed è attualmente consultabile in forma integrale all'indirizzo solito. Inoltre, grazie alla solidarietà di numerose parti, sono sorti altrettanto velocemente decine di siti mirror, alcuni anche in lingua inglese.














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