SBN è il maggior progetto di cooperazione tra biblioteche gestito con mezzi informatici esistenti in Italia. SBN fu ideato e progettato nella prima metà degli anni '80, mentre l'attività effettiva iniziò nel 1986.
Scopo di SBN è di permettere la cooperazione tra biblioteche attraverso la condivisione dei dati, ed in particolare di quelli catalografici, affinchè ogni dato sia immesso una sola volta e poi non più duplicato, ma riutilizzato da chi ne ha bisogno. SBN prevede la partecipazione di biblioteche di ogni tipo, dalle nazionali alle civiche a quelle delle università a quelle di enti privati, ed è un sistema ugualitario perché ogni biblioteca usufruisce degli stessi servizi.
Premessa di SBN fu un lavoro di analisi della notizia bibliografica, che è alla base di tutte le diverse implementazioni software. Questa analisi mise in luce in modo esplicito le diverse entità a cui fanno riferimento, talvolta in modo meno esplicito, le norme catalografiche, e le loro correlazioni. Si tratta di un'analisi assai lucida e accurata che di per sé costituisce un eccellente risultato, e non fa riferimento a particolari software , anche se si presta particolarmente bene alle implementazioni basate su RDBMS, essendo in buona misura basata sul modello entità/associazioni, pur senza dichiararlo espressamente.
Quando si progettò l'infrastruttura informatica di SBN si fecero diverse scelte, non tutte ovvie e alcune, anzi, opinabili, che vanno individuate in dettaglio perché determinano tuttora l'architettura del sistema, e che sono principalmente le seguenti:
- Tutto il lavoro viene svolto online; questo comporta una fortissima dipendenza dalle prestazioni e dall'affidabilità delle reti (peraltro oggi di gran lunga migliori rispetto agli esordi di SBN), ma è necessario per realizzare la condivisione dei dati: il lavoro online permette di gestire una sola copia fisica dei dati condivisi (per esempio, un titolo viene inserito una volta sola, mentre vengono moltiplicate solo le localizzazioni).
- I server di database sono mainframe; all'epoca dell'avvio di SBN era l'unica scelta possibile, anche se comportava costi molto alti, perché gli altri computer non avevano prestazioni sufficienti, ma vedremo che nel corso dell'evoluzione di SBN questo sta cambiando.
- Il sistema è distribuito e non centralizzato; gli utenti non lavorano su un unico database nazionale, ma su una serie di poli, ossia di database locali che normalmente servono un gruppo di biblioteche, anche se esistono poli monobiblioteca; per ogni polo vi sono quindi molti posti di lavoro che sono sempre terminali o PC in emulazione di terminale; i poli sono collegati su scala nazionale tramite l'indice, che è un database centrale sul quale i dati dei poli sono automaticamente replicati (tranne alcuni di interesse esclusivamente locale); pertanto ogni polo conosce i dati degli altri poli non direttamente, ma tramite l'indice; sarebbe stato tecnicamente possibile impiantare invece un unico database nazionale, che avrebbe semplificato di molto la realizzazione e la gestione del sistema; all'autore di questo testo non è del tutto chiaro perché sia stata scelta la soluzione decentrata, ma probabilmente la scelta fu il risultato di diversi fattori, come: non disponibilità delle risorse necessarie a livello centrale; politica volta a privilegiare la gestione decentrata, ed in particolare a valorizzare il ruolo delle regioni; timore di prestazioni insufficienti, se tutto il carico fosse stato concentrato su di un unico sistema; timori per l'affidabilità, poichè un guasto del sistema centrale avrebbe reso impossibile il lavoro in tutta Italia, mentre ora sul polo è possibile fare almeno alcune operazioni, tra cui il prestito.
- Vengono utilizzati diversi software (tutti basati sulla stessa analisi) e non uno unico; questa scelta, in sé altamente opinabile, discende in realtà dalla precedente; a causa degli alti costi, non si poteva obbligare tutti i poli a dotarsi di un apposito mainframe per SBN, per cui bisognava permettere di utilizzare le macchina già disponibili in molti centri di calcolo; i mainframe però non sono normalmente compatibili tra loro, per cui diventava necessario realizzare programmi funzionanti in vari ambienti; di fatto, si trattò dei quattro software SBN della prima generazione, funzionanti in ambiente Bull, Unisys, IBM con il DBMS Adabas e IBM con il DBMS SQL/DS.
- I software sono realizzati appositamente; con le premesse appena enunciate era difficile fare diversamente: si sarebbero dovuti trovare software già esistenti funzionanti in diversi ambienti ma tutti esattamente conformi alle stesse specifiche; inoltre, vista la portata strategica del progetto, probabilmente i promotori avevano il desiderio di gestire direttamente lo sviluppo dei prodotti invece di essere condizionati da strategie commerciali magari decise con riguardo al mercato americano; naturalmente tutto ha un prezzo, per cui l'uso di software diversi progettati ex novo comportò costi elevati e tempi di sviluppo molto lunghi.
In aggiunta, i software SBN della prima generazione condividevano una caratteristica che probabilmente non fu espressamente voluta come tale: erano molto più orientati al bibliotecario che all'utente, perché ad evolute funzionalità di controllo dei dati si contrapponeva la mancanza di una interfaccia di ricerca flessibile e facilmente utilizzabile.
Nel contesto determinato da queste premesse presero avvio, nel 1986, i primi poli. La situazione però aveva una caratteristica piuttosto anomala: l'indice non fu avviato contemporaneamente ai poli, né subito dopo, poichè mancavano a quell'epoca le risorse a livello centrale per la sua realizzazione.
La mancanza dell'indice continuò per diversi anni, fino alla fine del 1992. Nel frattempo SBN si era venuto a trovare in una situazione piuttosto difficile. Non era da attendersi che un sistema così complesso entrasse immediatamente a regime non appena avviato, ed una fase di sperimentazione piuttosto lunga e complessa era del tutto prevedibile: tuttavia questa fase si prolungò in modo eccessivo, ed in particolare nel periodo 1990-1992 il rapporto costi-benefici di SBN era piuttosto negativo, perché i costi risultavano elevati, né poteva essere altrimenti con l'architettura utilizzata, ma i dati immessi crescevano lentamente e per di più, data la mancanza dell'indice, erano condivisi solo a livello di polo.
Con l'avvio dell'indice, si rese necessario innanzitutto trasferirvi i dati in precedenza nei poli, con le cosiddette migrazioni. Non si poteva però semplicemente cumulare questi dati, perché si sarebbe dato luogo ad una esorbitante quantità di dati duplicati, con grave peggioramento della qualità del catalogo: le migrazioni comportarono quindi una serie di complesse operazioni di ricerca dei duplicati e loro eliminazione. L'indice utilizza un applicativo scritto appositamente, diverso da quelli dei poli, basato sul RDBMS IBM DB2 in ambiente OS/390 su mainframe IBM.
A partire dal 1993, comunque, SBN ha decisamente preso quota, soprattutto per i benefici apportati dall'indice e anche perché ormai le quattro applicazioni della prima generazione hanno ormai raggiunto un buon livello di affidabilità . Anche il ritmo di catalogazione è decisamente aumentato, per cui attualmente l'indice contiene oltre tre milioni di titoli e un milione di autori. La percentuale di catture, cioè di notizie bibliografiche recuperate dall'indice in fase di catalogazione si è rivelata in genere superiore al 90% per la catalogazione di fondi correnti, mentre ovviamente è minore per fondi rari o specializzati. La qualità dei dati dell'indice, peraltro, è inferiore a quanto si potrebbe pensare, considerato il rigore e la precisione degli standard catalografici adottati in SBN.
Il problema di gran lunga più importante è senza dubbio la duplicazione di notizie, soprattutto titoli: molti titoli infatti sono stati inseriti due o più volte, aumentando inutilmente la quantità di dati e provocando incertezza e confusione nei catalogatori e negli utenti. Ci sono inoltre notizie contenenti errori di vario genere, a volte sottili ma altre volte alquanto grossolani.
Di questi difetti, difficilmente si potrebbe dare la colpa a SBN nel suo complesso, e in particolare ai suoi aspetti informatici: i software infatti mettono a disposizione tutti i mezzi per creare notizie corrette e per evitare i duplicati, ma alcuni catalogatori non li usano e inseriscono i dati senza fare le dovute verifiche. Numerose duplicazioni peraltro non derivano da errori umani, ma dalle migrazioni delle quali abbiamo parlato in precedenza.