Il colosso di Redmond stabilisce un nuovo standard nella protezione antivirus: non piu' miglioramento dei sistemi informativi e un sistema di aggiornamento piu' efficace, bensi' stanziamenti per 5 milioni di dollari per catturare gli "hacker" responsabili della scrittura di virus.
Dal 5 novembre e' comparsa nell'area stampa del sito di Microsoft la notizia che l'azienda ha destinato un capitale di 5 milioni di dollari come "taglia anti-virus" . Nel sito Hemanshu Nigam, del settore "leggi e affari aziendali" , spiega (con non poca demagogia) come chiunque abbia perso dei files a causa dei virus conosce bene la frustrazione che accompagna questi eventi e sottolinea i costi materiali degli attacchi di virus, riferendosi esplicitamente a MSBlast.A e Sobig.
Sottolinea inoltre la difficolta' di rintracciare i creatori di questi programmi deleteri, che si nascondono dietro ad indirizzi IP fittizi. Proprio per sostenere le indagini, si dichiara, la Microsoft ha annunciato una "tattica vecchio stile per assicurare i criminali alla giustizia" : una taglia in valuta contante, specificando l'ammontare del capitale totale investito per questa attivita' e, in particolare, l'impiego di 250 mila dollari per informazioni che portino all'arresto di ciascuno dei creatori dei due virus.
Chiarito questo Nigam si affretta a ricordare come la sicurezza sia una priorita' fondamentale per l'azienda, ribadendo come lo scrivere e distribuire codice deleterio sia un gravissimo crimine che danneggia l'obiettivo a lungo termine di Microsoft: portare agli utenti Windows una "esperienza internet" sicura e controllata.
Tutta la notizia pubblicata sul sito Microsoft punta sul ribadire il concetto che scrivere e divulgare virus non e' un gioco, bensi' un'attivita' che crea gravi danni, ma che l'azienda non sta assolutamente soccombendo agli scrittori di virus. Al contrario FBI, servizio segreto americano e Interpol stanno cooperando con successo con i tecnici Microsoft, ma Nigam e colleghi contano sul fatto che questi incentivi possano far uscire allo scoperto persone con informazioni sui virus e sui loro creatori, aprendo nuovi fronti d'inchiesta.
A conferma di cio' si chiarisce che se l'iniziativa dovesse avere il successo auspicato dall'azienda vi e' una concreta possibilita' che altri fondi si aggiungano a quelli gia' stanziati.
Pur concordando con la condanna a chi danneggia altrui sistemi, non si puo' non provare un leggero sconforto nel venire a conoscenza di questa iniziativa Microsoft. Se un'azienda leader nel suo settore, con un fatturato multimiliardario e con installazioni sulla maggioranza dei pc desktop del mondo, non trova miglior soluzione ai problemi di sicurezza del proprio software che utilizzare metodi da Far West, ci deve essere qualcosa di inceppato nel "sistema". E non si puo' non tornare a ribadire che se gli investimenti fossero in ricerca e sviluppo invece che in legali, forse questi estremismi non sarebbero necessari.
Molto discutibile e' stata anche la presentazione da parte della stampa italiana della notizia, con i consueti voli pindarici sui soliti, fantomatici hacker e le loro bizzarre tecnologie.
Consola l'ultima dichiarazione del comunicato stampa, che ci rassicura informandoci che in questa iniziativa, al momento, non sono coinvolte altre aziende oltre a Microsoft. Speriamo che la situazione rimanga tale.