Il presidente del Brasile vuole privilegiare Linux per far risparmiare alla nazione 34 milioni di dollari l'anno.
Lula, l'ex sindacalista brasiliano che, dopo due elezioni mancate, è diventato presidente del Brasile continua ad essere un punto di riferimento importante per l'America Latina, i Paesi in via di sviluppo, il movimento no-global smentendo le profezie pessimistiche che avrebbero voluto il Brasile in pieno caos dopo pochi mesi della sua presidenza.
La sua politica, finora, di severo controllo del deficit pubblico gli ha guadagnato la stima del Fondo Monetario Internazionale e, nella logica del rigore, va letta la sua scelta di privilegiare per l'amministrazione pubblica brasiliana software gratuiti come Linux rispetto a Microsoft.
Oggi lo Stato brasiliano spende 34 milioni di dollari ogni anno per i prodotti informatici dell'azienda di Bill Gates e il Brasile contribuisce tra i 6% e il 10% al fatturato Microsoft.
Microsoft ha già accusato il governo brasiliano di voler imporre un unica tecnologia, quella dell'open source a tutto il Brasile, ma questo non è vero perché si tratta di una scelta che riguarda il settore pubblico mentre quello privato rimane libero e, nel caso delle amministrazioni locali, che in Brasile, grazie al federalismo, godono di larga autonomia è più un consiglio che un obbligo.
Lula rischia grosso, comunque: in passato i politici latinoamericani che hanno contrastato le grandi multinazionali statunitensi (pensiamo al Cile di Allende che nazionalizzato i telefoni), sono stati a loro volta contrastati da un'opposizione sostenuta e finanziata dalle grandi corporations che non sempre ha utilizzato mezzi legali e costituzionali per rovesciarli.