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Tecnologie e Società

 

E' ufficiale: il Brasile sceglie l'open source
22/02/2004

Noema Staff


E' ufficiale: il Brasile sceglie l'open source e dà un calcio ai 34 milioni di dollari di spesa all'anno per le licenze. Così, Luiz Inacio Lula da Silva ha deciso di destinare questa cospicua somma a campi dai bisogni ben più urgenti, come quelli sociale ed economico. Tale notizia non è certo giunta inattesa, in quanto il Presidente aveva già reclutato Sergio Amadeu, un ex professore di economia, per studiare le problematiche connesse all'informatizzazione.

Quest'ultimo si era espresso in maniera più che positiva nei confronti dell'open source, dichiarando nel suo libro "L'esclusione digitale: miseria nell'era dell'informazione" che l'essere escluso dall'informatizzazione avrebbe significato per il Brasile aumentare il gap con i Paesi ricchi. Sulla scorta dei consigli di Amadeu, quindi, qualche giorno fa è stata firmata una lettera in cui IBM s'impegna a fornire un tributo per l'implementazione di sistemi Linux in ambito amministrativo.

Tutto ciò significa una grave sconfitta per Microsoft che dalle vendite al governo brasiliano traeva tra il 6 e il 10% del fatturato annuo dell'intero Paese. Si pensi poi alle ricadute nel settore privato che, pressato dai costi del software proprietario, probabilmente seguirà le orme del Governo, scegliendo l'open source e Linux.

Anche altri Paesi dell'America Latina potrebbero seguire quest'esempio ed è qui che Microsoft lancia l'allarme, paventando il rischio di "un'isola tecnologica imposta dall'alto in tutto il Brasile".














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