Stampa un milione di copie e non ha una pagina che non sia di pubblicità: tutti i contenuti giornalistici sono stati completamente soppressi.
E' nato, ovviamente in America, il giornale perfetto. Si chiama Lucky, e' un magazine a target medio-alto, stampa quasi un milione di copie e non ha una pagina che non sia di pubblicita'. Tutti i contenuti giornalistici (reportage, articoli, inchieste, lettere dei lettori) sono stati completamente soppressi.
In compenso, il lettore viene informato minuziosamente di tutte le offerte commerciali disponibili (quelle, beninteso, che il giornale ha scelto per lui) e viene scortato con la mano sulla spalla nell'affascinante mondo della pubblicita'.
Ha diritto, se ha i soldi, a comprare tutto cio' che gli vien messo davanti - se non ha i soldi non e' un lettore - e, subito dopo, a lavorare alacremente (possibilmente in un settore vicino alla pubblicita' o all'intrattenimento) per rimettersi in grado di comprare altre cose.
Puo' esprimere le proprie opinioni - sugli oggetti in vendita, e solo su quelli - sbarrando le apposite caselle negli spazi segnati. Puo' anche provare emozioni ("Bello", "Bellissimo", "Meraviglioso", "Boh") e esprimere decisioni ("Compro subito", "Appena ho i soldi", "Per ora no") come un qualunque altro essere umano.
Il lettore-tubo vuoto, riempito a un'estremita' con gli spot ed evacuante dall'altra gli ordini d'acquisto, e' dunque l'evoluzione finale del pubblico dei giornali. Modello televisivo? No, c'e' qualcosa in piu': il rapporto piu' rilassato e personale della carta stampata col suo lettore permette una manipolazione piu' intima della psiche del soggetto. Da cui, per prima cosa, vanno raschiate via tutte le incrostazioni culturali presenti fra uno sfintere e l'altro, affinche' i contenuti pubblicitari vi scorrano attraverso senza intoppo.