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Tecnologie e Società

 

Bill Gates e l'Italia, torti e ragioni
30/11/2004

Pier Luigi Tolardo

[Articolo tratto da ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico]

Bill Gates ha indicato all'Italia la strada dell'innovazione tecnologica per ritornare competitiva. E l'open source?

Bill Gates è stato ancora una volta in Italia, ma non per ormeggiare la sua nave al largo delle coste sarde: l'estate è finita e non mi pare che questa volta sia stato ricevuto con tutti gli onori a Palazzo Chigi da Silvio Berlusconi, che lo saluta sempre con l'ormai rituale "magic Bill".

Questa volta la sua presenza era per inaugurare il Futurshow di Milano, prima edizione milanese dopo il trasferimento da Bologna, rivolto principalmente al pubblico consumer: diciamocelo pure, Futurshow è l'evento che vorrebbe "fare le scarpe a Smau", che ha cercato, senza troppo riuscirci, di tornare al livello di manifestazione professionale dell'ICT.

Bill Gates ha parlato in quella sede del "caso Italia"; ha celebrato come punto di forza del sistema Italia la presenza di un diffuso tessuto produttivo di piccole imprese e ha invitato gli italiani a non essere pessimisti, ad avere fiducia che anche le piccole e medie imprese italiane possano sfondare in mercati nuovi, promettentissimi, ma altrettanto difficili come quelli della Cina.

Il problema per Bill non è la dimensione delle imprese ma la loro scarsa dotazione tecnologica e informatizzazione, la perdita di posizioni sui terreni della competitività internazionale sta avvenendo (si ipotizza una perdita di duecentomila posti di lavoro nell'industria nei prossimi mesi) a causa del gap tecnologico che separa le nostre imprese da quelle nordamericane e asiatiche.Come dare torto a Bill su questo punto? Negli ultimi due anni la spesa per investimenti nell'innovazione della maggior parte delle imprese ha segnato il passo e ora si vedono le conseguenze.

E' chiaro che però Bill Gates non parla da studioso disinteressato e osservatore neutrale: Microsoft sul mercato italiano è leader, ed è uno dei principali fornitori della materia prima per l'innovazione tecnologica delle imprese (il software).

Siamo proprio sicuri che il destino delle nostre piccole e medie imprese sia quello di innovare per competere, comprando l'ultimo prodotto dell'azienda di Bill Gates? Non sarebbe invece il caso di sostenere in tutti i modi con sgravi fiscali, incentivi mirati, un raccordo stretto tra le aziende e il mondo universitario, quel settore dell'open source, del software non proprietario che, negli ultimi tempi, in Italia sta facendo passi da gigante e sta destando sempre più l'attenzione degli operatori economici e dell'opinione pubblica?

Avrà un seguito il tentativo fatto dalla software house italiana Zucchetti di lanciare con forza una via italiana all'open source per le nostre imprese piccole e medie, e capace di produrre nuovi posti di lavoro qualificati? Al prossimo Futurshow sarà magari Zucchetti l'ospite d'onore, o l'unica salvezza è quella di "magic Bill"?














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