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Tecnologie e Società

 

Il Venezuela corre verso l'Open Source
09/12/2004

Michele Bottari

[Articolo tratto da ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico]

Non tanto il prevedibile risparmio, ma soprattutto la ricerca dell'indipendenza tecnologica sono alla base delle scelte del governo di Hugo Chavez.

Lo scorso mese il Venezuela ha ospitato il primo Forum mondiale sulle Tecnologie Libere, con gli interventi di Richard Stallman, fondatore della FSF (http://www.gnu.org/), e Antonio Alburquerque, ministro brasiliano delle telecomunicazioni, grande attore del passaggio della pubblica amministrazione del suo paese al software open.

Secondo Felipe Pérez Martí, dirigente locale del movimento Open Source, dei 7,5 milioni di dollari spesi dal governo Venezuelano in licenze software, solo il 5% è andato a beneficiare aziende e sviluppatori venezuelani. Per questo motivo, ha annunciato al Forum la propria proposta di legge per rendere obbligatorio l'uso di software Open nel settore pubblico.

Anche il petrolio, maggiore fonte di reddito del paese, è in rotta verso l'open source. La gigantesca compagnia statale Petroleos de Venezuela SA (PDVSA, attualmente il principale acquirente di licenze software nel paese), ha fatto sapere, tramite il direttore del settore "Automazione, Informatica e Telecomunicazioni" del gruppo, Hernández de Socorro, che questo dicembre la società petrolifera inizierà il laborioso processo di migrazione. "Useremo Open Source ovunque sia possibile, e il software proprietario sarà utilizzato soltanto quando assolutamente necessario".

Inutile dire che Microsoft ha tentato di ostacolare la via intrapresa dal governo venezuelano. Il mese scorso, l'Initiative for Software Choice, una lobby sostenuta da giganti tipo Microsoft ed Intel, ha inviato una lettera al Direttore dell'ufficio di informatica al ministero Scienza e Tecnologia, Arturo Gallegos, sensibilizzando il governo Venezuelano sui pericoli dell'Open Source.

Secondo ISC, un'adozione esclusiva del software Open allontanerebbe il Venezuela dall'obiettivo di riduzione del digital divide. L'alternativa Microsoft è basata su offerte speciali, donazioni di licenze e incentivi all'acquisto. Questa campagna marketing, unita all'enorme attuale diffusione di Windows nella pubblica amministrazione, e alla necessità di formare il personale alle piattaforme alternative, ostacolerà non poco le intenzioni del governo.

Ma le parole del riconfermato presidente Hugo Chavez danno l'idea di una tendenza irreversibile. "La nazione seguirà il principio dell'indipendenza tecnologica, non dobbiamo dipendere dal software proprietario. La conoscenza non deve avere padroni". Così disse lo scorso settembre, quando annunciò la prossima uscita di un decreto per far adottare il software Open nell'amministrazione pubblica.

E nel paese c'è fermento: molti uffici statali hanno deciso di non aspettare il decreto, per muovere da soli i primi passi verso l'indipendenza informatica. Il Ministero della Scienza e della Tecnologia, per esempio, ha mandato il proprio dipartimento di informatica in tour per il paese a promuovere il software Open Source.

Gli info center, gli internet access point governativi, hanno abbandonato Windows a favore di piattaforme aperte; il mese scorso è stata inaugurata, a Mérida, l'Accademia Venezuelana di Software Open Source, indovinate con quale scopo.

Già si fanno i primi bilanci economici. Il Ministero Educazione e Sport sostiene di aver risparmiato più di due milioni di dollari in un solo anno introducendo software open nel proprio CED, che si occupa tra l'altro di gestione del personale (oops, pardon... risorse umane), intranet e internet.














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