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Tecnologie e Società

 

Microsoft porta in tribunale uno spammer in Italia
25/06/2005

Azzurra Pici


Anche in Italia, Microsoft è arrivata a portare in tribunale uno spammer. Si tratta di un presunto imprenditore di spettacolo con l’abitudine di pubblicizzare i propri eventi mediante mailing di massa.

Spiega Microsoft a proposito dell’accaduto: “L'azione civile è stata avviata a seguito di diverse segnalazioni ricevute dai propri clienti a proposito di messaggi commerciali indesiderati pervenuti nelle loro caselle di posta elettronica. Ulteriori verifiche hanno successivamente rivelato che era la nostra controparte ad aver inviato i messaggi senza il relativo consenso dei destinatari”.

Nel nostro Paese l’attuale normativa vieta l’invio di comunicazioni promozionali e commerciali via posta elettronica senza il consenso espresso del destinatario del messaggio.

Già un anno fa Microsoft aveva invitato lo spammer a sospendere la sua attività illecita, ottenendo un assenso sottoscritto formalmente, “tuttavia”- continua la società di Redmond- “dopo alcuni mesi l'attività che noi riteniamo essere di "mailing di massa", indirizzata a ignari utenti Internet, é ripresa, utilizzando diversi account ISP, fornendo identità elettroniche false e contravvenendo ai termini di utilizzo sottoscritti con i diversi ISP. Microsoft non è stata in grado di contattare la propria controparte”.

Oggigiorno circa i tre quarti della posta elettronica ricevuta sono costituiti da spam, che provoca ai consumatori e alle aziende grosse perdite di tempo, denaro e risorse.

Horacio Gutienez- Responsabile dell’Ufficio Legale di Microsoft in EMEA- giustifica in questa maniera l’azione legale da parte della società americana: “Per questo Microsoft ha deciso di intraprendere questa azione legale che rappresenta un ulteriore passo nel contrastare il fenomeno dello spam e costituisce un riconoscimento del diritto dei consumatori a non ricevere messaggi di posta elettronica indesiderati. L'azione civile presentata oggi è un segno tangibile dell'impegno di Microsoft a fornire ai propri clienti un utilizzo sicuro del Personal Computer".














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