La bancarotta di Quantegy e i problemi della digitalizzazione
23/10/2005
Azzurra Pici
Nel dicembre dello scorso anno la Quantegy, casa produttrice statunitense di nastri magnetici e tempio dell’analogico, ha dichiarato la bancarotta. Da quel momento agenzie come Nasa e Nara (National Archives and Records Administration), hanno iniziato a tremare a causa della fiducia riposta sull’azienda per le registrazioni su nastro programmate per il 2010 sugli Space Shuttle e per quelle di atti federali, congressuali e presidenziali da effettuare e già effettuate dalla dichiarazione d’indipendenza ai giorni nostri. A queste due vitali realtà si aggiungono anche la Biblioteca del Congresso e la NLS, la biblioteca di stato cui appartiene un immenso archivio di audio-libri per ipovedenti e portatori di handicap.
La Quantegy nacque all’epoca del generale Eisenhower nel '45 e il suo fallimento è dovuto all’inarrestabile corsa al digitale. Dopo mesi di appelli e mobilitazioni, due ex dipendenti della Quantegy sono riusciti a rilevarla all’inizio dell’estate appena passata, stanchi ma non annientati dalla lunga battaglia contro Sony, che voleva fermare la produzione dei nastri col suo marchio.
Ma perché l’annuncio di Quantegy ha gettato nel panico istituzioni così importanti come la Biblioteca del Congresso? Gene De Anna, direttrice della sezione audio della biblioteca, spiega che il programma di digitalizzazione non solo prevede un esborso di cifre a sei zeri, ma pone anche problemi di tipo tecnico-legale: “non solo siamo stati costretti a raddoppiare gli investimenti, ma riversando il materiale andiamo incontro ad un rischio da non sottovalutare, e cioè la violazione del copyright, perchè si tratta pur sempre di una duplicazione”. Assieme alla Biblioteca del Congresso, anche la Nasa pare non essere intenzionata a passare al digitale, almeno fino a che i problemi legali legati alla riproduzione non verranno risolti.