Nel mondo dell’informatica e più in generale della cultura è aperto un dibattito particolarmente aspro che suona così: “Wikipedia sì, Wikipedia no?”. Da una parte c’è chi spara contro l'enciclopedia “open” del sapere online, mentre dall’altra c'è chi lo difende strenuamente.
Nel particolare, c’è chi, come ArsTechnica, riporta un po' di aneddoti non propriamente edificanti sul Wiki più famoso al mondo, legati principalmente al fatto che i contenuti anonimi o pseudo-anonimi messi online sono alle volte un po' problematici e ambigui. Un esempio di questo genere è il caso di John Seingenthaler Sr., a cui viene riferita una potenziale accusa di omicidio - addirittura quello di Bob Kennedy- ovviamente mai riscontrata.
Insomma, secondo questa fazione Wikipedia sta iniziando ad avere problemi man a mano che sempre più lettori hanno la possibilità di dare il proprio contributo.
In passato uno dei suoi fondatori, Jimmy Wales, aveva sollevato l'ipotesi di creare versioni “stabili” degli articoli, ma altri la mancanza di un modello di sviluppo basato su una autorità carismatica ha fatto decadere la proposta. A tal proposito il ricercatore italiano Mattia Monga ha presentato un interessante lavoro di ricerca: “From bazaar to kibbutz: how freedom deals with coherence in the Debian project” per capire il modello di sviluppo sottostante a questo genere di comunità.