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Tecnologie e Società

 

Intervista a Paolo Attivissimo, giornalista informatico
14/02/2007

gama27

Dopo tre anni dall'ultima intervista rieccoci con Paolo Attivissimo, giornalista, scrittore (e molto altro ancora, http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Attivissimo) in ambito informatico. Noto nel campo dello spam e sopratutto dell'antibufala, contribuisce da sempre ad aiutare gli internauti smascherando ogni sorta di truffa circolante nella rete. Visitando il suo blog (http://attivissimo.blogspot.com/) potrete entrare nel magico mondo del "Disinformatico".



1. Dalla prima intervista sono passati più di tre anni. Nel frattempo ti sei trasferito e saranno cambiate molte cose: chi é Paolo Attivissimo oggi?
Boh! A volte me lo chiedo anch'io. Sicuramente sono in un luogo, il Canton Ticino, ancor più congeniale dell'Inghilterra per il mio lavoro e la mia vita privata: più vicino agli amici e ai parenti, e con maggiori opportunità di fare la divulgazione informatica che m'appassiona (alla radio e alla televisione, per esempio). Sono diventato giornalista a tutti gli effetti, con le tutele di legge che questo status mi conferisce, e questo mi ha aperto molte porte (e salvato da un paio di situazioni giuridicamente delicate).

Sono anche diventato un utente Mac sfegatato, e questo ha cambiato molto il mio modo di vivere l’informatica: sono più tranquillo, produco di più perché spendo meno tempo a disinfestare, proteggere, patchare, configurare. Non venero Steve Jobs e non ingoio qualsiasi cosa propinata da Apple (non comprerei mai un iPod, per esempio), ma devo ammettere che il Mac, come mi dicevano, "funziona e basta". Lascia liberi di lavorare. Dietro la patina dell'interfaccia grafica c'è uno UNIX che mi permette di fare quello che con Windows mi sognavo.

Questo ha messo in secondo piano Linux, almeno sul mio desktop (il mio sito è e resta saldamente Linux); ma non la mia difesa del software libero e la mia lotta contro i diritti digitali e i software proprietari liberticidi.

Sono anche un po' vittima del complottismo; questa storia delle ipotesi di complotto sull'11 settembre mi ha fagocitato. Quella che doveva essere una delle mie tante indagini antibufala su una teoria strampalata si è trasformata in un tormentone, di cui però conto di liberarmi entro il 2007. Voglio tornare a occuparmi d'informatica a tempo pieno, ma prima sento il dovere morale di difendere la memoria delle tremila vittime dalla marea montante di idiozie e dal vero e proprio business del complottismo.

2. Da tre anni a qui com'è mutato Internet dal tuo punto di vista? E lo spam?
La Rete è indubbiamente più veloce, più capiente, più ricca. La banda larga ha permesso l'avvento del VOIP, della condivisione di video, dello streaming audio e del file sharing (legale o meno) e di molti altri servizi prima impensabili. L'avvento del video ha trasformato Internet da oggetto per smanettoni in uno strumento sulla bocca di tutti, nel bene e nel male, con tutte le polemiche sui video discutibili diffusi da Youtube e affini. Ora è chiaro che l'informazione della Rete, l'informazione "dal basso", creata dagli utenti per gli utenti, senza intermediari, è una forza dirompente, e lo è a livello commerciale, sociale e politico. Gli addetti ai lavori già lo sapevano; ora cominciano a capirlo anche i dinosauri della politica.

Per quanto riguarda lo spam, senz'altro c’è stato un affinamento delle tecniche di diffusione, ma per me la sostanza non è cambiata: i filtri antispam funzionano bene, e quel poco spam che li supera si cancella agevolmente a mano.

3. In che direzione pensi si svilupperà Internet? Quali saranno i trend e quali le innovazioni che definiranno il web? Perché?
Se lo sapessi davvero, sarei un indovino! Posso soltanto sperare che si avverino alcuni tipi di sviluppo. Per esempio, una riforma radicale del diritto d’autore, che ponga fine alle paranoie, alle limitazioni, alle assurdità e alle degenerazioni dei sistemi anticopia (che in realtà tormentano solo l'utente onesto e vengono scavalcati disinvoltamente dal crimine organizzato). Una definizione chiara e universale delle responsabilità di chi scrive in Rete. Una riduzione del monopolio di fatto di Microsoft, che incoraggi la concorrenza e lo sviluppo dell'informatica in modo più benefico per l'utente. L'adozione sempre più vasta dei formati non proprietari, per ridurre costi e rischi di gestione del nostro crescente patrimonio culturale digitale. Succederanno queste cose? Dipende. Se ci adoperiamo, ciascuno nel nostro piccolo, sì. Ma se stiamo a guardare e ad aspettare che la soluzione arrivi dall’alto, no. Questa è la scelta informatica più importante che tocca a ognuno di noi: sopportare i soprusi, le vulnerabilità e le inefficienze per amor del quieto vivere, o affrontare gli inevitabili disagi iniziali del cambiamento per offrire a noi e ai nostri figli un futuro migliore.

4. Quali pensi siano le sfide che dovrà affrontare Internet nei prossimi anni?
Sicuramente l'aggressione da parte di chi vuole imbrigliare la Rete. Un luogo nel quale chiunque può esprimere (spesso in modo anonimo) la propria opinione è visto come un pericolo da molti governi, anche da quelli apparentemente moderati, ma anche dal settore commerciale. Oggi una recensione negativa online può stroncare un prodotto (a torto o a ragione). Oggi non è più possibile far sparire un filmato, una foto, un documento con le pecette applicate male.

Un'altra forza che vorrà imbrigliare la Rete sarà l’industria discocinematografica, che si illude ancora di poter controllare ogni cosa che ascoltiamo, guardiamo e leggiamo e ha l'arroganza di credere di averne il diritto. Prima si sveglierà, e prima ricomincerà a guadagnare, invece di sperperare denaro in sistemi anticopia fallimentari (Sony XCP, giusto per non fare nomi) e processi-farsa contro i propri clienti. Questa è la stessa gente che diceva che il videoregistratore avrebbe ucciso il cinema, e sappiamo tutti com'è andata in realtà.

5. Ultimamente si parla più spesso di truffe on-line, in televisione e alla radio (per esempio i soliti "Striscia la Notiza" e "le Iene", o il programma di Staffelli su Radio24 ). Ti sembra che la sensibilità della gente su questi punti sia aumentata? Ti trovi ad affrontare sempre le stesse situazioni di tre anni fa oppure c'è stata un'evoluzione metodica?
Spero che ci sia più attenzione e consapevolezza da parte degli utenti, ma al tempo stesso non mi illudo sulle capacità inventive dei truffatori. Certamente le risorse psicologiche usate dai truffatori sono più raffinate ed ottimizzate rispetto a tre anni fa, per cui nascono nuovi tipi di trappole. Ma se i media generalisti collaborano con gli informatici nel diffondere i fatti e i metodi di difesa, invece delle solite considerazioni generiche e per nulla informative che rifilano abitualmente (penso agli allarmi per virus e trojan, che "dimenticano" sistematicamente di specificare che quasi sempre soltanto Windows è colpito), allora la battaglia è vinta, anche se non bisogna mai abbassare la guardia e bisogna sempre assicurarsi che chi si affaccia alla Rete sia consapevole dei rischi oltre che dei piaceri che ne possono derivare.

6. Probabilmente ti sarai posto e ritrovato più volte nella cosidetta problematica "Internet e gli adolescenti". È sufficiente insegnare ai propri figli il corretto utilizzo della rete o serve affrontare in altra maniera la questione? Sempre in tema di giovani, sei daccordo con i commenti negativi espressi nell'ultimo mese contro i videogiochi ritenuti violenti?
Ho due gemelle di nove anni, per cui il problema mi si pone con forza, e oltretutto è un tema che mi capita spesso di sentirmi chiedere durante le conferenze. In tutta franchezza: chi pensa che basti insegnare ai ragazzini come funzionano il computer e Internet è un genitore negligente tanto quanto un genitore che insegna al figlio o alla figlia come s'infila un preservativo e pensa così di aver finito l'educazione sessuale. Ai figli occorre anche spiegare come funziona la gente: quali rischi possono incontrare in Rete, dalle molestie alle truffe alle immagini raccapriccianti. Devono sapere che là fuori c'è tanta gente brava, altruista, appassionata, ma anche che fra quella gente c’è, esattamente come nella vita reale, una minoranza pericolosa. Devono sapere che le armi per difendersi non sono tecniche, ma psicologiche: a differenza della vita reale, la chattata col molestatore può essere interrotta facilmente e in modo permanente, standosene al sicuro in casa propria.

Molti genitori si preoccupano anche del rischio pornografia. A costo di essere provocatorio, la pornografia è l'ultimo dei pericoli della Rete: si previene semplicemente con un po' di franchezza, facendo capire che quello che viene mostrato è finzione (sì, anche la pornografia hardcore), esagerazione, fantasia, non una realtà da raggiungere obbligatoriamente. Curve, lunghezze, dimensioni e comportamenti sono volutamente estremizzati per provocare, esattamente come i muscoli di Schwarzenegger non rappresentano la forma fisica normale delle persone. Assodato che è impossibile bloccare la pornografia, è meglio "vaccinare" i figli in modo che siano pronti a gestirla quando (non se, ma quando) se la troveranno di fronte.

Trovo molto più pericolosa la violenza. Violenza che non arriva soltanto dai giochi, ma ben più crudamente da siti che inneggiano all'odio (dalla tifoseria al razzismo all'ideologia) e da telegiornali urlati che mostrano e descrivono quotidianamente i dettagli più raccapriccianti senza ritegno. Questo bombardamento produce desensibilizzazione e rischia di glorificare la violenza molto più di qualsiasi videogame giocato entro i limiti del buon senso. Se un adolescente passa la giornata a sparare ai mostri in grafica splatter ad alta risoluzione invece di uscire con gli amici, il problema non sta nel videogame, ma in tutto ciò che circonda l'adolescente. È troppo comodo usare il videogame come capro espiatorio, quando sono gli adulti stessi a fornire il modello di comportamento deteriore. Mostrare ai propri figli come fregare il prossimo in fila al supermercato, non fermarsi alle strisce pedonali, buttare la spazzatura per terra... queste sono le piccole, quotidiane lezioni di violenza che troppo spesso vengono offerte ed assimilate facilmente.

7. Internet è libera? La sua libertà è veramente una cosa positiva?
No, Internet non è libera. È comunque nelle mani di chi ne controlla i punti nevralgici, dal DNS in giù. Se domani un governo decidesse di censurare la Rete, potrebbe farlo senza problemi tramite i provider. La stragrande maggioranza degli utenti non saprebbe come eludere questo blocco. Anzi, in molti casi non si accorgerebbe neppure della sua esistenza.

È meno facile rispondere alla seconda parte della domanda. Bisogna fare un bilancio dei vantaggi e svantaggi offerti dal tipo di libertà presente in Internet. La libertà di dire bugie sul conto di chiunque, e così rovinare una reputazione, è compensata dalla libertà di rivelare le realtà che i media tradizionali rifiutano di toccare per convenienza politica o economica? La presenza della pornografia è compensata dalla libertà di parlare di ogni tipo di sessualità? Il rischio delle molestie è compensato dalla facilità di chattare a costo zero con persone lontane?

A mio parere sì: le esperienze precedenti dei "giardini cintati" dell'epoca pre-Internet, come CompuServe o AOL, o i regimi dove si pratica il controllo sistematico dei contenuti, dimostrano che la censura porta sempre agli eccessi. Se si filtra la parola seno, si blocca non soltanto la pornografia, ma anche la discussione dei tumori al seno o dei problemi di trigonometria. E chi decide cosa possiamo o non possiamo vedere o leggere? No, il potenziale d'abuso è troppo alto.

8. Tre anni fa scrivesti: "Sostengo i formati e gli standard aperti (non necessariamente open source, ma pubblicamente documentati e liberamente usabili, come il PDF di Adobe) per mantenere liberi i nostri dati, che stanno diventando sempre più coincidenti con la nostra vita. Musica, film, foto, ormai tutto è in forma di bit. Se quei bit sono accessibili soltanto usando il programma X, chi produce X controlla i nostri ricordi, e questo è inaccettabile".
Ed allora presto dovresti scontrarti con i malcelati obiettivi del Trusted Computing Group (TCG). Viste le forze in campo non ritieni che ti troverai a combattere contro i mulini a vento?
Lo scontro è già in atto da tempo, con vittorie e sconfitte per entrambi i campi (per fortuna non sono da solo in questa battaglia). Le polemiche intorno ai chip TPM hanno indotto Apple ad abbandonarli con imbarazzato silenzio. Le cause intentate (e spesso vinte) contro i produttori di sistemi anticopia cominciano a far capire che l’utente non è disposto a pagare di più per avere di meno e non è pronto a vedersi calpestare i diritti di utilizzo di ciò che ha regolarmente acquistato. Quando il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale striglia Sony per aver usato un rootkit come sistema anticopia, Sony ascolta, e non è la sola. Anche le caute aperture di Microsoft verso il formato OpenDocument (con un convertitore per Office) sono un segnale del peso che i formati aperti hanno ormai acquisito. Indietro non si torna; sarebbe un autogol d’immagine. E la pirateria, con la sua naturale adozione di formati aperti, ci assiste in questo periodo di transizione. Per esempio, io ho acquistato legalmente numerose videocassette che vorrei ora riversare su DVD, visto che i lettori di VHS cominciano a sparire, ma il sistema Macrovision tenta di impedirmelo, anche se è mio assoluto diritto. E allora faccio "pirateria": aggiro il sistema anticopia per tutelare il mio diritto di fruizione.

9. Tre anni fa scrivesti: "Musica, film, foto, ormai tutto è in forma di bit. Se quei bit sono accessibili soltanto usando il programma X, chi produce X controlla i nostri ricordi, e questo è inaccettabile"
Tutto é digitale ormai, é un bene? Non rischiamo di perderci qualcosa in questo modo?
Dipende. Non è la conservazione analogica o digitale ad essere "bene" o "male" di per sé. Sono la qualità e soprattutto la documentazione del formato a fare la differenza.

Dovrebbe essere ormai chiaro che "digitale" non è necessariamente sinonimo di qualità: lo attestano gli MP3 distorti dal transcoding, i film in DivX compressi maldestramente, gli artefatti e le pixellation delle foto digitali troppo ritoccate o convertite più volte. Né è sinonimo di "eternità", vista l'inquietante tendenza all'obsolescenza dei supporti (i dati possono anche esserci ancora su quel floppy da 5,25" ritrovato in cantina, ma con cosa lo si legge?).

Quindi ben venga il digitale, purché sia di elevata qualità e sia in formati facilmente trasferibili da un supporto ad un altro e da un "lettore" ad un altro. Se ci lasciamo ingabbiare da chi offre formati non trasferibili, sicuramente perderemo qualcosa; anzi, perderemo molto. Se Dante avesse scritto la Divina Commedia usando un word processor della sua epoca (che so, Word 1300), in un formato di cui s'è persa (o non s’è mai saputa) la specifica tecnica, che speranze avremmo di poterla leggere adesso? Il nostro patrimonio culturale digitale rischia di fare la stessa fine.

10. La tua attività di esperto antibufala ti ha portato ad indagare sulle tesi alternative sull'11/9 e a partecipare come consulente a Matrix di Enrico Mentana. Del programma ricordo vagamente che dopo la prima puntata con Chiesa e Taradash in cui tu eri stato semplicemente spettatore avevi avuto un giudizio decisamente poco lusinghiero sul tuo blog. Giudizio che successivamente alla tua collaborazione hai in parte censurato lasciando solo il giudizio su quell'inguardabile (a mio giudizio) puntata. Come è nata la collaborazione? Perchè cancellare dal blog un commento magari frettoloso ma legittimo? Autocensura o un invito della redazione di Matrix?
Da spettatore di quella trasmissione ho trovato troppo lungo il ciclo di puntate dedicato all'argomento. Non pensi che si stia parlando troppo delle teorie sull'11/9?
Hai smontato o provato a smontare tutte le teorie alternative a quei tragici fatti.. Non c'è proprio nulla di credibile o verosimile in tutti quei documentari indipendenti che girano nei circuiti peer to peer?
Sono andato a rileggermi il mio articolo sulla prima puntata di Matrix, e non mi sembra di essere stato particolarmente tenero con Mentana ("lascia di stucco la scelta di Mentana di chiamare una persona totalmente incompetente e impreparata...") né di aver "censurato" il mio giudizio. Di certo la redazione di Matrix non mi ha chiesto di correggerlo.

La collaborazione, anzi, è nata proprio in seguito a quel mio giudizio. Mentana mi ha contattato e mi ha offerto la possibilità di preparare un dossier per la redazione che rispondesse alle accuse di Chiesa. Le modalità della collaborazione non sono state ottimali, per motivi logistici miei e della redazione e per i tempi tirannici della televisione, ma è stata un’esperienza utile e credo che qualche informazione buona sia passata: perlomeno il consiglio di non fidarsi ciecamente dei sostenitori delle teorie di complotto.

Se ne parla sicuramente troppo, ma il complottismo "tira": fa tanta audience con poco sforzo, e i complottisti lo sanno bene (ci vuole poca fatica a scrivere un libro di teorie fantasiose, mentre ci vuole uno sforzo enorme per sbufalarle con una ricerca meticolosa), e finché c’è gente che irresponsabilmente lancia accuse e infanga le vittime senza andare a controllare almeno i fatti di base, trovo personalmente doveroso segnalare che sbaglia e, purtroppo, spesso mente sapendo di mentire, pur di vendere qualche copia in più di un libro o di un documentario.

11. Dall'anno prossimo Microsoft metterà sul mercato Windows Vista; che ne pensi del nuovo sistema operativo della casa di Redmond?
Troppo poco, troppo tardi, troppo limitato e limitante, troppo ingordo. Esattamente come i dinosauri.

12. Accordo Microsoft - Novell e Windows emulato su Apple; software diversi e con idee diverse; perché e che futuro ci aspetta?
L'accordo Microsoft-Novell è una polpetta avvelenata. L'obiettivo è sabotare il software libero per vie legalistiche (brevetti software), visto che non lo si può fare tramite la superiorità tecnologica. Sappiamo com'è andata a finire quando ci ha provato SCO: il software libero ne è uscito rafforzato.

Windows su Apple è una bella trovata commerciale che non mancherà di far vendere qualche Mac in più, ma potrebbe avere l’effetto negativo di rendere pigri gli sviluppatori di software Mac. Perché fare il porting per OS X delle applicazioni, quando l’utente può far girare le versioni Windows? Staremo a vedere. Chi passa al Mac lo fa, di solito, per sfuggire ai problemi di Windows, per cui dubito che molti compreranno un Mac per farci girare Windows XP o Vista.

13. Computer sempre più potenti, ma é davvero necessario? Invece di rincorrere la potenza di calcolo non bisognerebbe rendere i software più leggeri e meno esigenti di risorse?
Bisognerebbe, ma scrivere software leggero richiede risorse umane costose e genera un prodotto che pochi apprezzano, mentre realizzare hardware più potente è facile e richiede solo del buon marketing (i costi li pagano gli utenti, quando acquistano l'hardware). Oltretutto l’hardware più potente consente funzioni prima insostenibili, come l'elaborazione video, per cui alla fine si rivela la soluzione "stupida" ma più commerciabile.

14. Non ti chiedo per chi tifi ma la tua schedina su chi si rivelerà vincente da qui a 3 anni. Poi controlliamo.
A. Windows Vs Linux
B. Microsoft Vs il mondo open source
C. Internet Explorer 7 Vs Mozilla Firefox
D. Apache Vs IIS
E. .Net Vs Java
F. MS Office Vs Open office
G. Antivirus Vs Virus
H. Paolo Attivissimo & co. Vs Bufale e co.
I. Palladium+Industria musicale/cinematografica Vs Peer to peer
Fare una previsione a tre anni è un rischio enorme, per cui vorrei restare nell'ambito scherzoso della schedina che proponi:
A. Windows sarà ancora dominante (ma meno di oggi) rispetto a Linux, quindi 1;
B. Microsoft perderà terreno rispetto al mondo open source, ma non scomparirà di certo, quindi X;
C. IE7 non convincerà, mentre Firefox continuerà a conquistare quote di mercato, quindi 2;
D. Apache è già leader e non c’è motivo di cambiare, quindi 1;
E. né Java né .Net avranno effetti rivoluzionari, per cui X;
F. se Microsoft non si adegua aprendo realmente i propri formati, Openoffice.org continuerà a prendere piede, ma Microsoft ha una lunga tradizione di capire la cosa giusta da fare soltanto in zona Cesarini, quindi 1X;
G. i virus continueranno ad avere successo in forme più sofisticate, quindi 2;
H. le bufale continueranno a circolare, quindi 1 (ma avrò la consolazione di aver aiutato un po' di gente a non cascarci e di aver imparato tanto strada facendo);
I. il P2P inteso come modello di distribuzione, non come scambio di file illegali e basta, travolgerà i tentativi d’imbrigliarlo e potrebbe addirittura finire per essere adottato come sistema standard, quindi 2.

Link all'intervista di tre anni fa (http://www.pc-facile.com/news.php?n=12599).

Un caloroso ringraziamento a Paolo Attivissimo per la cortesia, l'interesse dimostrato e il tempo dedicato alle nostre domande.
Ci si risente fra 3 anni :)

Intervista a cura di Marc "gama27", si ringraziano tutti i partecipanti per le domande postate.

Tratto da PC-Facile

http://www.pc-facile.com/














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