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Tecnologie e Società

 

L'esperienza al comando
27/02/2007

Alla prova 118 piloti di linee aeree

I ricercatori suggeriscono che alle base di tali risultati favorevoli agli anziani potrebbe esistere un meccanismo di preservazione della conoscenza in ambiti specifici, nota come intelligenza cristallizzata

I piloti più anziani si comportano meglio di quelli giovani nei test prolungati nel tempo al simulatore di volo. Il risultato pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Neurology", organo ufficiale dell’American Academy of Neurology (http://www.aan.com/), mostra come l’esperienza possa compensare l’impatto dell’età per alcune occupazioni.

Per lo studio, i ricercatori hanno testato annualmente per un periodo di tre anni 118 piloti di linee aeree di età compresa tra 40 e 69 anni. Tutti i soggetti erano in attività e avevano alle spalle da 300 a 15.000 ore di volo, e possedevano una certificazione della FAA. Le prove riguardavano l’accuratezza nell’eseguire le comunicazioni, nell’evitamento del traffico, nel controllo della strumentazione di bordo al fine di rivelare emergenze e nell’esecuzione di un atterraggio simulato.

Si è così potuto constatare come nelle prove i piloti anziani si comportassero peggio solo nelle prime prove, ma migliorassero col passare del tempo fino a ottenere punteggi complessivamente paragonabili a quelli dei piloti più giovani. Inoltre, quelli con punteggi e certificazioni FAA più alti costituivano un sottogruppo con un minore declino delle prestazioni nel tempo, indipendentemente dall’età. (fc)

"Questi risultati mostrano il beneficio dell’esperienza precedente e delle competenze specialistiche sulle prestazioni nel campo delle capacità cognitive degli adulti anziani”, ha spiegato Joy L. Taylor, ricercatore dell’Aging Clinical Research Center di Palo Alto (http://www.stanford.edu/%7Eyesavage/ACRC.html%20-), in California, frutto della collaborazione tra la Stanford University e il Department of Veteran Affairs degli Stati Uniti. I ricercatori suggeriscono che alle base di tali risultati potrebbe esistere un meccanismo di preservazione della conoscenza in ambiti specifici, nota come intelligenza cristallizzata, simile a quella che è già stata osservata nei musicisti o in giocatori di scacchi.

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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