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Tecnologie e Società

 

Libri: chat line
02/12/2001

di Pier Luigi Tolardo

[Articolo tratto da ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico]

La prima indagine sociologica sui frequentatori italiani delle chat: chi sono, cosa fanno, cosa cercano in questo specifico di Internet che è la chat.

"Chat Line, luoghi ed esperienze della vita in Rete", di Antonio Roversi, edizioni il Mulino (20.000 lire, Euro 10.33). E' la prima indagine sociologica sui frequentatori italiani delle chat, svolta da Antonio Roversi, docente di Sociologia della comunicazione all'Università di Bologna.

Nell'indagine Roversi approfitta della sua personale esperienza di chatter. Il libro è addirittura "dedicato a Dogday e Fox, anche se non so chi sono" ed è strutturato in una parte teorica e nell'indagine, di tipo qualitativo, di 36 interviste a chatter italiani.

Nella parte teorica Roversi esamina il fenomeno della comunicazione in Internet in "Comunicare via computer", la sua evoluzione, la principale letteratura sull'argomento; poi passa a prendere in esame cosa sono le chat; infine, nell'ultima parte, si occupa di che cosa significa "vivere in chat" con "Temi di vita in Rete".

La domanda che Roversi si pone è: "PerchÈ ci sono persone che invece di uscire a cena, andare a ballare, fare una passeggiata, guardare la televisione, passano mesi e a volte anni a chiaccherare con persone fisicamente assenti e, talvolta, sconosciute, utilizzando soltanto la tastiera e lo schermo del loro computer?"

Roversi risponde con una sua tesi che emerge dalle interviste dei chatter italiani: nei paesi anglossassoni, il fenomeno di Internet è diffuso da maggior tempo, per cui la maggioranza dei chatters vive la realtà delle chat come "luoghi dove andare" o, addirituura, come "una dimensione dell'esistenza". Per i chatters del nostro Paese, invece, la chat è solo "un'occasione per comunicare".

Due frasi sono emblematiche per capire questa tesi: quella di un ragazzo americano per cui "La vita reale non è altro che una finestra in più. E in genere neppure la migliore" opposta a quella di un chatter italiano intervistato da Roversi per cui "Un finlandese può anche far arrivare a casa, attraverso il computer, il profumo che si respira ad Helsinki in una sera di Giugno. Però quello che io vorrò sarà sempre di andarci di persona a sentire quel profumo".

Per Roversi dunque c'è poca virtualità nell'uso che gli italiani fanno delle chat e c'è invece molta strumentalità: gli italiani che chattano, secondo Roversi, anche quando fanno uso di un nickname anonimo, impersonano continuamente se stessi, anzi, anche più liberamente grazie all'anonimato. Soprattutto, si comportano in questo modo per arrivare, prima o poi, a un incontro reale.

Un libro interessante che sfata tante affrettate conclusioni sull'alienazione e l'estraniamento della personalità da un contesto reale di relazioni affettive e sociali derivanti da Internet, che sono circolate troppo negli ultimi tempi.














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