L'educazione, i valori religiosi e gli stimoli culturali della nostra società contribuiscono a formare le nostre coscienze. E se invece il nostro senso morale rispondesse a una grammatica universale, frutto della nostra storia evolutiva?
State guidando la vostra automobile nuova quando vedete sul ciglio della strada una persona ferita alle gambe, con un'emorragia in corso. Lo sfortunato autostoppista chiede aiuto, dicendo di essere stato investito. Se rimarrà ancora a lungo senza soccorsi, con ogni probabilità perderà le gambe, o forse non sopravvivrà. Caricarlo a bordo e accompagnarlo in ospedale non è particolarmente impegnativo, ma il sangue rovinerà i sedili in pelle della vostra vettura.
La maggior parte delle persone riterrà sbagliato, se non mostruoso, abbandonare il moribondo per non sporcare l'auto. Il costo del danno subito dal «samaritano» è quantificabile in un paio di centinaia di euro. Esattamente la stessa cifra che un'organizzazione non governativa vi chiede per lettera allo scopo di portare cure urgenti a una popolazione colpita da calamità naturali. Questa volta quasi tutti gli interpellati diranno che rifiutare la donazione non è una scelta morale riprovevole. Eppure i due casi sono simili: in entrambi si tratta di contribuire a trattamenti sanitari indispensabili con un costo personale relativamente limitato. Anzi, nel secondo caso non c'è nemmeno l'incombenza di portare all'ospedale il ferito e poi la vettura dal carrozziere.
Per avere una spiegazione dei giudizi divergenti può essere utile interrogare la nostra storia evolutiva. Nel passato della specie Homo sapiens era necessario aiutare soltanto persone vicine: un compagno di caccia colpito da un bufalo, un anziano della famiglia, una donna incinta del clan. Non esisteva l'idea della filantropia a distanza. La psicologia dell'altruismo si è evoluta nell'ambito della prossimità, cosa che spiega i principi che ancora oggi guidano le nostre azioni e le nostre omissioni: la vista di una persona ferita sulla strada suscita un coinvolgimento diverso da quello che provoca una fotografia di bambini denutriti in Africa.
Che il nostro cervello sia stato plasmato in milioni di anni di mutazioni e selezione è ormai un dato acquisito. Ma che l'intero edificio morale, considerato patrimonio esclusivo dell'uomo, possa essere riportato nell'ambito della natura è un'ipotesi recente. Lo psicologo di Harvard Marc Hauser è tra coloro che stanno percorrendo questa via di ricerca con più coerenza e ricchezza di esperimenti.
La versione integrale dell'articolo si trova su Mente&Cervello, aprile 2007, n. 28