Le popolazioni portatrici della versione più recente dei geni hanno sviluppato le lingue non tonali.
Alcune differenze genetiche influiscono sul tipo di lingua che parliamo, a quanto risulta da una ricerca condotta da Dan Dediu e D. Robert Ladd, due linguisti dell'Università di Edimburgo (http://www.ed.ac.uk/).
Come illustrano in un articolo pubblicato sull'ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS, http://www.pnas.org/), due differenti varianti di due geni che vengono espressi a livello cerebrale, influenzerebbero la preferenza per lingue di tipo tonale o non-tonale. Sono tonali i linguaggi che, come il cinese, utilizzano normalmente variazioni del tono della voce nelle vocali per cambiare il significato delle parole, mentre sono non-tonali quelle lingue, come per esempio l'italiano e l'inglese, in cui ciò non avviene se non in rarissimi casi.
Nella loro ricerca Dediu e Ladd sono ricorsi ad analisi statistiche per stabilire che i gruppi di persone che sono portatrici di una versione evolutasi più recentemente dei geni ASPM e Microcephalin tendono a parlare lingue non tonali. La versione più recente del gene ASPM è apparsa circa 5000 anni fa, mentre per Microcephalin l'ultima modificazione risalirebbe a 37.000 anni fa.
Gli autori hanno calcolato le correlazioni fra 983 loci genetici e 26 caratteristiche linguistiche in 49 differenti popolazioni del Vecchio Mondo. Riscontrando che in generale non sembrano sussistere connessioni fra caratteristiche linguistiche e geni, con l'eccezione - una volta eliminate le interferenze legate a fattori storico-geografici - appunto di quella, apparentemente molto forte, fra le due versioni dei geni ASPM e Microcephalin e le lingue tonali e non-tonali.
Gli autori sperano che ulteriori ricerche possano rivelare le strade attraverso cui tali geni esercitano il loro influsso a livello del cervello delle singole persone e, attraverso di esse, sulle preferenze linguistiche di intere popolazioni. (gg)