Molti degli esperimenti utilizzati per verificare la sicurezza delle piante GM sono stati troppo limitati negli scopi per essere conclusive.
Le ardue questioni sull’impatto ambientale delle coltivazioni geneticamente modificate sembrano poter avere alcune, parziali ma significative risposte.
Secondo una metanalisi di precedenti studi pubblicata sulla rivista “Science” le piante GM che producono la tossina Bt, tossica per molti insetti, hanno un impatto relativamente basso su farfalle, api e altre specie che non sono il bersaglio di tale sostanza, rispetto alle stesse coltivazioni trattate con insetticidi. Se invece si fa il confronto con piante non trattate, le coltivazioni Bt hanno un numero di questi insetti significativamente inferiore.
A conclusione dell’articolo, Michelle Marvier e colleghi dell’Università di Santa Clara (http://www.scu.edu/), in California, sottolineano come molti degli esperimenti utilizzati per verificare la sicurezza delle piante GM siano stati troppo limitati negli scopi per essere considerate conclusive. Sono così stati analizzati 40 esperimenti che riguardano cotone e mais Bt e che hanno come oggetto specifiche circostanze di crescita e specifici insetti.
"Studi come quelli qui considerati – si legge nell’articolo – si pongono il problema se le variazioni nell’abbondanza di invertebrati sia statisticamente significativa. Mentre una mancanza di differenze è generalmente considerata un segnale di sicurezza ambientale, è più arduo capire se le differenze significative nelle popolazioni di insetti si rifletta in variazioni ecologiche importanti."
"Al di là della specifica prospettiva filosofica sulla valutazione del rischio per le coltivazioni GM, sono stati accumulati abbastanza dati sperimentali per cominciare a trarre alcune conclusioni su base empirica, andando oltre le argomentazoni basate sull’aneddotica e su singoli esempi.” (fc)