Troppo rischioso il 'parasole' spaziale
14/09/2007
Uno studio canadese mostra che le soluzioni geoingegneristiche per controllare artificialmente il clima del pianeta presentano ancora troppe incertezze.
Negli anni scorsi, di fronte al problema del riscaldamento globale, non sono mancati i ricercatori che hanno proposto di porvi rimedio attraverso interventi di "geoingegneria", ossia con interventi tecnologici in grado di bloccare la luce solare, in modo da compensare il riscaldamento prodotto dall'effetto serra e ottenere un raffreddamento del pianeta.
Nonostante il sapore fantascientifico, questi scenari sono stati in effetti contemplati seriamente, con ipotesi che vanno dalla messa in orbita di enormi superfici riflettenti fino alla dispersione in alta atmosfera di particolari aerosol capaci di rimandare nello spazio la radiazione solare incidente.
Ora due ricercatori hanno studiato quale sarebbe l'impatto sul clima terrestre di un eventuale fallimento o guasto in un tale sistema ingegneristico in una situazione in cui i gas serra continuassero ad accumularsi in atmosfera. Come descrivono in un articolo pubblicato sull'ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (http://www.pnas.org/), Ken Caldeira della Carnegie Institution (http://www.carnegieinstitution.org/) e Damon Matthews della Concordia University a Montreal (http://www.concordia.ca/) hanno sviluppato alcuni modelli al calcolatore che mostrano come gli interventi di geoingegneria potrebbero effettivamente ridurre le temperature del Pianeta a quelle precedenti alla rivoluzione industriale nell'arco di pochi decenni: Tuttavia, se l'ipotetico progetto subisse degli intoppi, dei guasti o venisse improvvisamente cancellato mentre è in corso, si verificherebbe un effetto rimbalzo che porterebbe a un catastrofico, improvviso rialzo delle temperature: esse aumenterebbero a una velocità 20 volte superiore a quella che stiamo sperimentando oggi.
Secondo Caldeira e Matthews l'abbassamento artificiale della temperatura consentirebbe in effetti anche un miglioramento della capacità dei "pozzi" naturali del carbonio - piante, suolo e oceani - di assorbire una maggior quantità di CO2; ma in caso di inconvenienti al sistema di raffreddamento artificiale e di un conseguente rialzo delle temperature, la CO2 verrebbe rilasciata rapidamente in quantitativi massicci.
La riduzione della radiazione solare influenzerebbe inoltre gli schemi di precispitazioni globali Senza interventi di geoingegneria, le temperature più elevate dovrebbero portare a una maggiore piovosità al di sopra degli oceani, e a una diminuzione sulle aree a foresta tropicale, a causa di una minore evaporazione da parte delle piante in presenza di una CO2 più elevata. Se a questo scenario viene aggiunta l'ipotesi di raffreddamento geoingegneristico, l'abbassamento della temperatura con livelli elevati di biossido di carbonio porterebbe unicamente, secondo i modelli dei ricercatori, a una diminuzione della piovosità sulle foreste tropicali.
"Le soluzioni geoingegneristiche non sono ancora ben comprese nelle loro conseguenze" ha detto Caldeira. "Il nostro studio mostra che una geoingegnerizzazione di scala planetaria porterebbe a rischi globali. Spero che schemi di questo tipo non diventino mai necessari, ma se ci dovessimo trovare di fronte a una catastrofe climatica, è importante conoscere a fondo tutte le opzioni possibili e le loro conseguenze." (gg)