La scoperta promette di avere ricadute, oltre che in campo medico, anche in vista di applicazioni nanotecnologiche.
Clostridium difficile è il batterio che causa la maggior parte delle patologie colitiche che si sviluppano negli ospedali e, come dice il suo nome, è particolarmente difficile da estirpare. Ospite frequente dell'intestino, la sua proliferazione è tenuta a bada dalla flora batterica che, ridotta proprio dall'uso di antibiotici, consente a C. difficile di proliferare e produrre una notevole quantità di tossine che danneggiano i tessuti intestinali.
Ora, un gruppo di ricercatori dell'Imperial College di Londra (http://www3.imperial.ac.uk/), studiando il reticolo proteico che C. difficile, come molti altri microrganismi, produce attorno a sé, circondandosi di una sorta di corazza che protegge la membrana cellulare, è riuscito a identificarne precisamente la struttura, facendo una inaspettata scoperta.
"Abbiamo scoperto che questi involucri proteici hanno una notevole capacità di autoassemblarsi quando vengono asportati dai batteri e posti in una provetta. Normalmente, sul batterio, le proteine non sono disposte casualmente, ma formano una struttura disposta secondo una regolarità geometrica" dice Neil Fairwether, che ha diretto la ricerca e l'ha presentata al 14° Congresso della Società di microbiologia generale britannica (http://www.sgm.ac.uk/default.cfm). "Abbiamo scoperto che la proteina fa la stessa cosa e forma gli stessi distinti strati anche in provetta."
La scoperta apre due possibili linee di ricerca. Da un lato, può condurre a elaborare nuovi metodi per combattere la diffusione negli ospedali di C. difficile e batteri affini esponendolo a sostanze che ne indeboliscano la corazza o identificando nuovi bersagli molecolari. Dall'altro, può avere ricadute nel campo delle nanotecnologie, trovando il modo di produrre molecole che si autoassemblino secondo specifiche regolari strutture. (gg)