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Tecnologie e Società

 

Come il naso parla al cervello
27/10/2007

Lo studio può fornire indicazioni sul perché i meccanismi di ricambio e di rigenerazione tipici dei neuroni olfattivi non siano efficaci nel midollo spinale.

L'aroma del caffè che ci sveglia al mattino viaggia dal naso al cervello come tutti gli odori: sotto forma di segnali nervosi. Ma come si crea durante la vita embrionale quel legame tra il naso e il cervello che dura tutta la vita? La risposta arriva da una ricerca finanziata da Telethon (http://www.telethon.it/), i cui risultati fanno luce anche sui meccanismi di una rara malattia genetica, la sindrome di Kallmann, caratterizzata, fra gli altri sintomi, dall'incapacità di riconoscere gli odori (anosmia) e da gravi deficit riproduttivi. Autore del lavoro, pubblicato sul "Journal of Neuroscience", è Giorgio Merlo, ricercatore dell'Istituto Telethon Dulbecco (http://www.telethon.it/ricerca/dti.asp) presso il CNR di Segrate, in collaborazione con i colleghi dell'Università di Torino (http://www.unito.it/).

Le terminazioni nervose partono dal naso e, per entrare nel cervello, devono superare una zona di confine che rappresenta una barriera. Merlo e colleghi hanno scoperto che alcune cellule specializzate fungono da guardiani: sono in grado di riconoscere i segnali mandati dai nervi in avvicinamento e fanno abbassare la barriera per permetterne l'ingresso nel cervello. Questo avviene durante la vita embrionale e fa sì che si crei il legame nervoso fra le cellule olfattive (che percepiscono gli odori) e il cervello (che li elabora).

Una volta creata, questa via viene utilizzata anche come binario da alcune cellule endocrine molto importanti: queste cellule devono raggiungere il cervello per poter funzionare e sono necessarie per lo sviluppo sessuale e la riproduzione. Alcuni geni, chiamati Wnt, sono i fattori chiave di questo processo e servono ad attivare la popolazione di cellule "guardiane" permettendo la connessione al cervello. "Bloccando questi geni - spiega Merlo - si interrompe la connessione durante lo sviluppo".

"Oltre a nuovi elementi utili allo studio della sindrome di Kallmann - conclude Merlo - questa e le precedenti scoperte possono aiutare a chiarire i meccanismi di ricambio e di rigenerazione tipici dei neuroni del sistema olfattivo e darci indicazioni sul perché questi meccanismi non siano efficaci in altre regioni, come nel midollo spinale. (gg)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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