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Tecnologie e Società

 

Leggere: un duro lavoro per gli occhi
03/11/2007

Piccoli movimenti a scatti permettono di focalizzarci su parole "difficili" ritornando su punti che non erano stati ben colti al primo passaggio.

Finora era stato dato per scontato che durante la lettura i due occhi fissassero la stessa lettere della parola osservata. A quanto pare invece le cose non stanno così: lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori dell'Università di Southampton (http://www.soton.ac.uk/) diretto da Simon Liversedge, che ha illustrato la ricerca al Festival della scienza della British Association for the Advancement of Science (http://www.the-ba.net/) in corso a York. Grazie a sofisticate apparecchiature di tracciamento del movimento degli occhi, i ricercatori hanno infatti scoperto che solo di rado gli occhi scorrono il testo semplicemente da sinistra a destra, e che per lo più ciascun occhio punta su lettere differenti di una stessa parola per poi combinare le immagini in un processo di fusione.

A seconda di che cosa leggiamo e della difficoltà che incontriamo ad assimilare l'informazione, i nostri occhi eseguono piccoli movimenti a scatti che ci permettono di focalizzarci su parole "difficili" rileggendo spesso passaggi che non erano stati colti al primo passaggio. Analizzando questi movimenti, gli psicologi possono comprendere meglio come il cervello elabora le frasi.

I ricercatori hanno in particolare rilevato che quando i due occhi non fissano la stessa lettera, usualmente insieme a una lettera fissano quella che si trova a due posti di distanza. "Per quanto questa discrepanza possa sembrare piccola, in realtà rappresenta una sostanziale differenza per quanto riguarda l'esatto quadro del mondo che ciascun occhio invia al cervello", spiega Liversedge.

Ma se i nostri occhi osservano due parti differenti di una stessa parola, ricevono informazioni differenti: come siamo dunque in grado di vedere le parole abbastanza chiaramente da leggerle? Per rispondere si può ipotizzare che a sistemare le cose sia il cervello, o che l'immagine proveniente da un occhio sia bloccata e che le due immagini vengano in qualche modo fuse insieme. Per risolvere il dilemma, i ricercatori hanno sottoposto ai loro soggetti sperimentali una serie di parole facilmente scomponibili in due parti, come "cowboy", presentendo separatamente metà della parola all'occhio destro e metà all'occhio sinistro, per analizzare poi i movimenti oculari durante la lettura di frasi contenenti queste parole così presentate.

"Siamo stati così in grado di chiarire che noi esperiamo una singola chiara rappresentazione grazie alla fusione delle due differenti immagini di ciascun occhio. Inoltre, quando decidiamo quale parola guardare successivamente, stabiliamo quanto lontano spostare gli occhi sulla base della rappresentazione visiva costruita dai diversi segnali provenienti da ciascun occhio", ha spiegato Liversedge, che ha concluso: "Una comprensione complessiva dei processi psicologici sottostanti alla lettura è essenziale se vogliamo sviluppare metodi di insegnamento della lettura ai bambini e offrire trattamenti che possano aiutare che ha disturbi della lettura, come la dislessia. Ora il nostro gruppo intende misurare lo spettro di disparità visive in cui adulti e bambini possono fondere con successo le parole". (gg)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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