A priori non vi è ragione di ritenere che la tecnologia abbia il potenziale per ridurre il consumo di energia e al contempo soddisfare le richieste dell’economia.
Le emissioni di gas serra degli Stati Uniti potrebbero crescere molto più velocemente nei prossimi 50 anni che nel passato mezzo secolo, nonostante i progressi tecnologici e gli attuali sforzi di risparmio energetico, secondo uno studio del MIT di Boston (http://web.mit.edu/) firmato da Richard Eckaus e Ian Sue Wing.
"A priori non vi è ragione di ritenere che la tecnologia abbia il potenziale per ridurre il consumo di energia e al contempo soddisfare le richieste dell’economia. L’unico fattore certo che induce un minor consumo di energia è il suo costo come si può vedere in Europa con il gas naturale” ha spiegato Eckaus.
Nel suo articolo "The Implications of the Historical Decline in U.S. Energy Intensity for Long-Run CO2 Emission Projections," pubblicato sul numero di novembre di “Energy Policy”, Eckaus e la Wing tracciano un modello delle possibili interconnessioni tra tecnologia, consumo di energia ed emissioni di CO2 sulla base di una simulazione dell’economia statunitense.
"Abbiamo riscontrato che nonostante l’aumento dei prezzi dell'energia, la tecnologia non può essere ritenuta responsabile di una maggiore riduzione del consumo di energia, ma che anzi l’effetto potrebbe essere contrario”, ha commentato Eckaus. I ricercatori hanno studiato i periodi dal 1958 al 1996 e dal 1980 al 1996 e li hanno proiettati al cinquantennio 2000-2050.
Sulla base dei risultati dell’ultimo mezzo secolo, con correzioni dovute ad aspettative più realistiche sul progresso tecnologico, si è trovato che i tassi di crescita del consumo di energia potrebbero superare gli storici valori del 2,2 e 1,6 per cento, rispettivamente.
"I tassi di crescita potrebbero essere più alti di circa mezzo punto percentuale, un incremento significativo se protratto per 50 anni", ha aggiunto Eckaus. (fc)