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Tecnologie e Società

 

L'evoluzione dell'uomo continua, anzi accelera
16/12/2007

Secondo i ricercatori, noi saremmo geneticamente più differenti dalle persone che vivevano 5000 anni fa di quanto non lo fossero esse dai Neanderthal.

In contrasto con la diffusa teoria secondo cui l'evoluzione avrebbe subito un rallentamento o addirittura una battuta d'arresto nei confronti dell'uomo moderno, uno studio appena pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS, http://www.pnas.org/) descrive gli ultimi 40.000 anni come un periodo di intensissimi cambiamenti evolutivi, trainati dalla crescita esponenziale della popolazione umana e dai cambiamenti culturali.

Secondo le stime riportate da John Hawks e colleghi dell'Università del Wisconsin a Madison (http://www.wisc.edu/) nell'articolo, negli ultimi 5000 anni - a partire cioè dall'Età della pietra - la selezione positiva avrebbe operato a un tasso cento volte superiore a quello di ogni altro periodo precedente della storia dell'umanità. Molti dei nuovi "aggiustamenti" genetici avrebbero riguardato i cambiamenti nella dieta collegati all'avvento dell'agricoltura e la resistenza a malattie di carattere epidemico, che con lo sviluppo delle civiltà sono diventate i più importanti nemici dell'uomo .

"In termini evolutivi - osserva Hawks - le culture che crescono lentamente sono svantaggiate, ma la massiccia crescita delle popolazioni umane ha condotto a molte più mutazioni genetiche. E ogni mutazione che sia vantaggiosa per le persone ha la possibilità di essere selezionata e quindi fissata."

Secondo Hawks, questi risultati possono condurre a un ampio ripensamento dell'evoluzione umana, e aggiunge: "Noi siamo geneticamente più differenti dalle persone che vivevano 5000 anni fa di quanto non lo fossero esse dai Neanderthal". Per quanto la correlazione fra dimensione di una popolazione e selezione naturale non sia affatto nuova, risalendo allo stesso Darwin, la possibilità di fornirne una quantificazione dimostrabile, notano gli autori, è una conseguenza del successo del Progetto genoma umano.

Per giungere alle loro conclusioni, Hawks e colleghi hanno sfruttato i dati dell'International HapMap Project, che cataloga le somiglianze e le differenze genetiche negli esseri umani studiando i geni di distinti campioni di popolazioni in tutto il pianeta. Finora la HapMap è stata utilizzata sostanzialmente per cercare di identificare la correlazione fra geni e malattie, ma essa può servire anche per tracciare una mappa delle variazioni genetiche a partire dalla popolazione umana ancestrale.

Il progetto HapMap cataloga le differenze individuali nel DNA date dai polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs) e finora ne ha classificati circa 4 milioni sui 10 milioni che si ritiene interessino il genoma umano. Il progetto ha anche identificato diverse regioni del DNA, gli aplotipi, che contengono un gran numero di SNPs e che sono condivisi da molti individui.
Concentrandosi sul fenomeno chiamato disequilibrio di linkage, grazie a una serie di test i ricercatori sono riusciti a raccogliere prove che la selezione ha operato attivamente su circa 1800 geni, pari a circa il sette per cento del patrimonio genetico. (gg)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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