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Tecnologie e Società

 

Un altro passo avanti contro il cybersquatting
30/06/2001

di Giovannibattista Pallavicini

[Articolo tratto da ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico]

La corte federale di giustizia americana ha decretato che anche i nomi a dominio simili o confondibili possono rientrare nella fattispecie di Cybersquatting.

Dagli Stati Uniti arriva una notizia interessante sulle vicende legate ai nomi a dominio. Secondo una recente sentenza della corte federale di giustizia, sarebbe vietato registrare nomi a dominio anche solo confondibili con quelli appartenenti ad altri soggetti legittimati all'uso del marchio. In sostanza quindi, non solo non si possono registrare nomi a dominio con marchi o nomi di aziende e persone legittimamente detentrici di quello stesso marchio o nome, ma nemmeno e' possibile utilizzare indirizzi web che risultino per il pubblico confondibili con quelli di marchi o nomi altrui. In sostanza questo dovrebbe segnare la fine di tutti quei siti come www.whitehouse.com che sfruttano il nome della celebre istituzione statunitense (il cui vero indirizzo e' www.whitehouse.gov) per trattare argomenti non propri ortodossi.

La motivazione di tale decisione e la legittimita' del giudizio e' stata attribuita all'Anticybersquatting Act che consente al giudice di dichiarare illegittima la registrazione di nomi a dominio confondibili con quelli dei legittimi titolari di marchi o nomi. La legge prevede pero' un triplice giudizio di controllo prima di permettere alle istituzioni di censurare un sito web: innanzitutto le autorita' devono stabilire se il sito originale e' titolare di un marchio registrato e sottoposto a tutela legale; secondariamente devono appurare se il sito denunciato per cybersquatting ha un nome a dominio identico o simile e confondibile con quello del marchio originale; infine occorre dimostrare che il pirata informatico abbia agito per finalita' di lucro ed in mala fede. In tal modo sembra essere tutto sommato preservato il legittimo diritto a registrare come nome a dominio il nome di battesimo della propria star preferita per ricavarne un fans - club amatoriale.

La decisione che sicuramente segna un'evoluzione notevole nella tutela dei nomi a dominio ed al contempo dei diritti degli utenti del Web e' stata presa in seguito al fenomeno registratosi qualche tempo fa e che ha visto controbattere in giudizio il famoso sito di cartoon Joe Cartoon tenuto da Joseph Shields (noto cartoonist sulla rete) ed il "rivenditore" di domini Internet John Zuccarini. Quest'ultimo aveva infatti registrato numerose varianti del noto sito (come ad esempio www.joecartoons.com, www.joescartoon.com ecc.) ed aveva stipulato partnership commerciali con aziende private per l'esposizione di alcuni banner che gli consentivano una revenue ogni volta che venivano cliccati. A questo punto il gioco e' stato fin troppo semplice per Zuccarini che si e' limitato a predisporre una vera e propria trappola per gli utenti del web che digitavano erroneamente l'URL di Joe Cartoon e si ritrovavano tra numerosi banner senza possibilita' di fari altro che non fosse fare click su uno di questi.

Zuccarini ha cosi' goduto indisturbato di una fonte di incassi praticamente gratuita, basata pero' sulla buona fede della gente e degli utenti web, ma fortunatamente questa decisione della corte federale ha segnato un esempio per tutti nella giungla dei nomi a dominio.














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