I ricercatori hanno confrontato le previsioni di simulazioni secondo il modello standard con quelle ottenute includendo gli effetti del chimismo dell'ozono stratosferico.
I processi chimici che avvengono negli strati dell'ozono stratosferico influiscono sui movimenti delle masse d'aria sia a livello di stratosfera che di troposfera. Questo è il risultato di una serie di simulazioni condotte da ricercatori dell'Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research (http://www.awi.de/en/institute/sites/potsdam/), che le illustrano in un articolo pubblicato sulle "Geophysical Research Letters" (http://www.agu.org/journals/gl/).
Nei loro movimenti le masse d'aria atmosferica tendono a seguire alcuni schemi preferenziali, il più importante dei quali per l'emisfero settentrionale è la cosiddetta Oscillazione Artica, una variazione negli spostamenti delle masse d'aria atmosferica caratterizzata da anomalie nei valori barometrici che contrappongono le masse d'aria presenti sulle regioni dell'Artico centrale e quelle delle latitudini medie e sub-tropicali. L'oscillazione ha una durata di alcuni decenni, durante i quali è più o meno pronunciata.
Nel corso della cosidetta fase positiva dell'Oscillazione Artica, che è stata dominante a partire dagli anni settanta, il vortice polare invernale è stabile e gli scambi di masse d'aria fra le medie e le alte latitudini sono limitati; in questa situazione forti venti occidentali trasportano aria calda dall'Atlantico verso l'Europa centrale e settentrionale, arrivando fino alla Siberia. Durante la la fase negativa, invece, l'aria fredda polare riesce spingersi più a sud e rendere più rigido l'inverno in Europa.
Finora i meccanismi che portano i processi chimici stratosferici a influire sulla circolazione troposferica (dal suolo a 10 chilometri di altitudine) e stratosferica (dai 10 ai 50 chilometri) non erano mai stati inclusi nei modelli climatologici globali, cosa fatta appunto per la prima volta dai ricercatori dell'Alfred Wegener Institute, che hanno confrontato i risultati previsionali delle simulazioni eseguite con il modello standard con quelli ottenuti aggiungendovi come fattore rilevante il chimismo dell'ozono stratosferico. I risultati indicano in effetti che i processi fotochimici che avvengono nella stratosfera a carico dello strato di ozono si ripercuotono sulla stabilità del vortice polare.
"La nostra ricerca porta un importante contributo alla riduzione dell'incertezza presente nelle attuali simulazioni climatiche. Solo con la comprensione dei processi che avvengono sull'Artico possiamo quantificare le deviazioni dei modelli ed eliminarle", ha detto Sascha Brand, che ha diretto la ricerca. (gg)