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Tecnologie e Società

 

Clima e polveri globali
30/06/2008

Sono stati studiate carote di sedimenti degli ultimi 500.000, ricavate dal fondo oceanico di un’ampia zona del Pacifico equatoriale.

In che modo la deposizione negli oceani di polveri provenienti dai deserti è influenzata dal clima? La risposta a questa domanda è rimasta finora sconosciuta, ma una ricerca ora pubblicata online su "Science Express" fornisce una risposta parziale, dal momento che era riuscita a correlare le variazioni tale fenomeno con l’alternanza di glaciazioni e periodi interglaciali.

Se infatti attualmente i venti su lunghe distanze riescono a portare negli oceani circa 900 milioni di tonnellate di polveri all'anno provenienti dei deserti e da altre parti della terraferma, i picchi di tale fenomeno di deposizione nella zona del Pacifico equatoriale si sono verificati durante le ere glaciali, mentre risultavano diminuiti nei periodi interglaciali.

Nell’ultimo decennio gli scienziati hanno documentato simili picchi nella deposizione di polveri nelle coltri glaciali polari, così come nei sedimenti degli oceani Atlantico e Indiano, mentre le registrazioni relative al Pacifico hanno fornito risultati controversi.

Ora che con questa nuova ricerca tutti i dati sembrano essere concordi, appare plausibile che “l’intero ciclo ideologico del mondo cambi all’unisono, o comunque su una scala temporale molto breve”, come ha spiegato Gisela Winckler, geochimica del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, e primo autore dell’articolo.

Nel corso della ricerca, sono state studiate carote di sedimenti degli ultimi 500.000 anni di deposizione, ricavate dal fondo oceanico di un’ampia zona del Pacifico equatoriale, in un corridoio di circa 9000 chilometri che separa la Papua Nuova Guinea, l’Ecuador e le Isole Galapagos.

In ciascun campione, all’altezza corrispondente a ciascuna delle cinque ere glaciali note, l’accumulo dell’isotopo torio 232 - una "firma" della polvere proveniente da terraferma - sale a un livello 2,5 volte superiore a quello relativo ai più caldi periodi Interglaciali. I picchi si verificano all'incirca ogni 100.000 anni, e l’ultimo è stato “registrato” dai sedimenti oceanici circa 20.000 anni fa, al culmine dell’ultima era glaciale.

Grazie alla misurazione di altri isotopi, gli scienziati sono riusciti a distinguere anche le polveri provenienti dall’Asia da quelle provenienti dal Sud America.

Il meccanismo alla base del fenomeno dell’alternanza di picchi è sicuramente complesso, ma secondo i ricercatori i periodi più freddi sono caratterizzati da una minore umidità atmosferica e una maggiore ventosità; queste due circostanze tendono a favorire un maggiore trasporto delle polveri in atmosfera. (fc)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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