La paura e l'aumento dei costi di trasporto aereo riportano in auge i servizi di videoconferenza che, soprattutto in Italia, non avevano avuto grande successo. Una domanda di servizi pubblici di videoconferenza tutta da sviluppare e tutta da scoprire.
I disastri aerei purtroppo si susseguono, aggiungendosi alla Grande Paura del post-attacco all'America: le spese del trasporto aereo difficilmente caleranno, e gli Eurostar e i treni veloci risultano inadeguati ai passeggeri che rifiutano l'aereo. A questo punto, come era stato durante la Guerra del Golfo, l'interesse delle aziende e dei businessman, anche nel nostro Paese, si sta rivolgendo verso i servizi di videoconferenza e di Business Tv, che, finora, in Italia non hanno mai veramente preso piede.
Le grandi e medie imprese cominciano a dotare tutte le sedi di locali attrezzati e collegati per la videoconferenza; rimane scoperta tutta una domanda da esplorare, che può venire da piccole e medie imprese, ma anche da associazioni, enti pubblici e professionisti che non sono in grado di affrontare la spesa di un collegamento permanente o non lo considerano un investimento utile per un uso parziale e occasionale.
A questo punto è possibile che Telecom Italia e gli altri nuovi gestori della telefonia comincino a pensare seriamente a punti pubblici di videoconferenza o di Business Tv, da affittare a privati che ne usufruirebbero per il tempo e al momento in cui serve loro questo tipo di collegamento: riunioni d'affari, convention per dipendenti, clienti, soci e, perché no, nel caso di public company, azionisti o, magari, elettori.
Nel panorama delle nostre città dove i posti telefonici privati, gli Internet Cafè e i centri servizi per le imprese sono sempre più numerosi, vedremo presto sale pubbliche di videoconferenza? Magari nei grandi centri commerciali o nelle città del cinema che nascono come funghi. Si tratta di un business tutto da scoprire: vedremo chi farà la prima mossa in questo campo.