Scoperta la tecnica di nuoto che gli consente di avvicinarsi alle prede senza creare increspature e rumori che potrebbero metterle in allerta.
Senza produrre alcuna increspatura sull'acqua, l'alligatore nuota, emerge in superficie, cambia direzione e gira su se stesso. Il tutto, ovviamente, senza poter sfruttare l'aiuto di pinne. La capacità di questo animale di spostarsi a volte in modo così silenzioso e insensibile ha sempre affascinato gli zoologi, ma il modo in cui esso riesce a ottenere questo tipo di un nuoto non era affatto chiaro.
Ora un gruppo di biologi dell'Università dello Utah (http://www.utah.edu/portal/site/uuhome/) ha svelato il mistero: come spiegano in un articolo pubblicato sull'ultimo numero del Journal of Experimental Biology (http://jeb.biologists.org/) a firma di C.G. Farmer e T.J. Uriona, l'allygatore sfrutta i muscoli diaframmatici, pelvici e addominali per spostare i polmoni e, quindi, la posizione nel corpo dell'aria in essi contenuta. In questo modo altera il proprio assetto natatorio: così, per immergersi spinge i polmoni verso la coda, per risalire verso la testa e per girare li spinge di lato.
Lo studio è stato condotto sull'alligatore americano (Alligator mississippiensis) ma “appositi muscoli che spostano la posizione dei polmoni, incidendo così sulla spinta di gallegiamento, possono essere un importante e sottovalutato mezzo di manovra anche di altri animali acquatici quando essi non nuotano in maniera attiva”, ha detto Farmer riferendosi ai coccodrilli, alle rane artigliate africane, ad alcune salamandre, alle tartarughe e ai manati. Questa capacità, aggiunge, “deve essere straordinariamente importante, altrimenti non si sarebbe evoluta ripetutamente”. In effetti ciò consente di avvicinarsi alla potenziale preda senza creare increspature e rumori che potrebbero indurla a fuggire per tempo.
Uriona osserva che durante il Triassico, iniziato 250 milioni di anni fa, gli antenati di questi rettili avevano una taglia molto più piccola e che viveano esclusivamente sulla terra. “Finora si è pensato che i muscoli diaframmatici si siano evoluti per aiutarli a respirare meglio e a poter correre. Avendo mostrato che attualmente li utilizzano per spostarsi in acqua, è possibile una diversa spiegazione evolutiva.” (gg)