Le regioni cerebrali che mediano i processi linguisitici partecipano alle reti neuronali attivate da decisioni percettive.
Linguaggio e percezione dei colori sono strettamente connessi, lo afferma uno studio condotto da ricercatori del Laboratorio di scienze cognitive dell'Università di Hong Kong (http://www.hku.hk/fmri/), pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS, http://www.pnas.org/). L'idea che la lingua parlata possa influire sulla percezione è tutt'altro che recente: venne infatti avanzata per la prima volta da Benjamin Lee Whorf nel 1956. Nonostante alcuni esperimenti di psicologia cognitiva abbiano suggerito che l'ipotesi possa essere corretta, finora non erano disponibile prove sicure di tale connessione.
"Usando tecniche di imaging neuronale, siamo riusciti a mostrare che le regioni cerebrali che mediano i processi linguisitici partecipano alle reti neuronali attivate da decisioni percettive", ha spiegato Kang-kwong Luke, che ha diretto lo studio.
Ai soggetti è stato chiesto di decidere se due quadrati fossero dello stesso colore. Alcuni quadrati erano colorati con una tinta facile da nominare (come "rosso" o "blu"), ma per altri colori l'attribuzione di un nome appariva più difficile. I risultati ottenuti con la tecnica di neuro-imaging, hanno mostrato che la percezione di entrambi i tipi di colore coinvolge le stesse regioni corticali notoriamente associate alla visione dei colori. Tuttavia, la percezione dei colori facili da nominare evoca, rispetto a quelli "difficili", un'attivazione molto più forte di due ulteriori aree che sono responsabili della ricerca delle parole, suggerendo che per i colori che abbiano un proprio specifico nome in una certa lingua ci sia uno stretto legame fra elaborazione del linguaggio e percezione dei colori.
"Questi risultati rappresentano una svolta in questo campo di ricerca, fornendo una prova neurofisiologica a favore dell'ipotesi di Whorf", ha osservato Tan Li-Hai, che ha partecipato alla ricerca. (gg)