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Tecnologie e Società

 

Libro libero... Ma non troppo
08/01/2002

di Valerio Di Stefano

[Articolo tratto da ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico]

Il libro elettronico sta attraversando una pericolosa inversione di tendenza, andando da quello che era il formato aperto per eccellenza (la disponibilità in formato testo ASCII o ANSI) ai formati proprietari, chiusi per definizione, anche qualora le specifiche dovessero essere note.

La discussione che riguarda il libro elettronico, o meglio, la possibilità di disporre di un testo in formato digitale da poter scaricare sui nostri computer e sui nostri palmari si sta facendo ogni giorno più vivace e appassionata.

Le motivazioni di questo rinnovato interesse sono perfino troppo evidenti: avere accesso a una quantità sempre maggiore di testi e poter disporre di una biblioteca personale da trasportare comodamente su un CD ROM, anziché in pesanti tomi in formato cartaceo, è uno dei momenti di sfida raggiunto dalle procedure informatiche.

Non è il caso di esaminare qui i vantaggi che derivano dal disporre di un testo digitale. Da chi è affetto da un handicap visivo a chi fa uso dei data base testuali per interrogare intere banche dati di corpora letterari e non, la gamma di persone che possono trarre beneficio da un testo in formato elettronico, oltre che dal corrispondente oggetto fisico, è vastissima.

Dunque, non ci sono dubbi. Avere un libro sull'hard disk del nostro computer, oltre che sullo scaffale della libreria di casa, serve. E non serve solo a chi abbia bisogno di stamparsi in caratteri ingranditi il testo dell'incontro tra Don Abbondio e i Bravi nei Promessi Sposi, o il canto del Conte Ugolino nell'Inferno dantesco, o a chi abbia bisogno di vedere quante volte compare la parola amore nei poeti italiani delle origini, ma anche a chi ha bisogno di verificare la ricchezza lessicale di un determinato testo o, addirittura, di compiere una attenta autovalutazione su ciò che si scrive: il testo digitale serve in primo luogo a chi lo scrive, anche se quest'ultimo lo negherà spudoratamente. Lo dimostra il fatto che si sta parlando sempre più insistentemente della possibilità di realizzare software open source per la lettura dei libri elettronici nei formati più diffusi.

La tendenza che invece dovrebbe suscitare alcune preoccupazioni, a mio giudizio, è vedere come il libro elettronico stesso stia attraversando una pericolosa inversione di tendenza, andando da quello che era il formato aperto per eccellenza (la disponibilità in formato testo ASCII o ANSI) ai formati proprietari, chiusi per definizione, anche qualora le specifiche dovessero essere note.














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