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Tecnologie e Società

 

A caccia dei buchi neri di Internet
07/02/2009

Si è soliti presumere che lavorando in Internet si abbia sempre accesso a tutta la rete. Ma non è così.

Cercate di connettervi a un sito, ma non ci riuscite, riprovate più volte, ma quel sito rimane inesplicabilmente irraggiungibile. Potrebbe essere semplicemente caduta la connessione che collega quel server alla rete, ma le cause potrebbero essere anche più misteriose.

Secondo una ricerca condotta dall'Università di Washington (http://www.washington.edu/) in ogni momento una certa proporzione di tutto il traffico Internet viene dirottato verso "buchi neri" informatici. Ossia, pur essendoci una via che collega i due computer, le informazioni fra di essi - che si tratti di richiesta di accesso al sito o di e-mail - vanno perdute per strada.

"Si pressuppone che se stiamo lavorando in Internet, abbiamo accesso a tutta la rete. Abbiamo scoperto che non è così", dice Ethan Katz-Bassett, che ha partecipato alla ricerca, presentata all'Usenix Symposium on Networked Systems Design and Implementation (http://www.usenix.org/).

I ricercatori hanno sondato in profondità la rete con una sistema che hanno battezzato Hubble, perché va a caccia di "buchi neri" nel sistema delle connessioni Internet, proprio come lo Hubble Space Telescope cerca di individuare i buchi neri nella profondità dello spazio.

I ricercatori hanno inviato messaggi di prova per per cercare computer che fossero rintracciabili da un parte ma non da tutta Internet. Cadute di collegamento di breve durata non sono state prese in considerazione. Contemplando solo problemi che riguardassero collegamenti con siti irrintracciabili per due sessioni di ricerca consecutive di 15 minuti è risultato che oltre il sette per cento dei server di tutto il mondo sperimenta questo tipo di errori almeno una volta nell'arco di tre settimane.

"Quando siamo partiti con questo progetto, non pensavamo di trovare tanti problemi", ha aggiunto Arvind Krishnamurthy, che ha partecipato allo studio.

A partire dai dati raccolti il gruppo di ricercatori ha così messo a punto una mappa globale (http://hubble.cs.washington.edu/), che viene aggiornata ogni 15 minuti che mostra le localizzazioni in cui si stanno verificando questo tipo di problemi. (gg)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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