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Tecnologie e Società

 

Siamo (quasi) tutti (un po') paranoici
28/03/2009

Il 40 per cento delle persone che ha partecipato all'esperienza virtuale, ha formulato almeno un pensiero persecutorio.

La tendenza a formulare pensieri persecutori o addirittura paranioici è molto più comune di quanto si pensasse: è quanto risulta da uno studio condotto da Daniel Freeman, del Wellcome Trust (http://www.wellcome.ac.uk/), e da un gruppo di ricercatori dell'Istituto di psichiatria del King's College di Londra (http://www.kcl.ac.uk/), che lo illustrano in un articolo pubblicato British Journal of Psychiatry (http://bjp.rcpsych.org/).

Finora è sempre stato difficile studiare in laboratorio i timori esagerati su ipotetiche sfide portate dagli altri, e ci si è sempre accontentati del ricorso a questionari. I ricercatori diretti da Freeman hanno invece adottato una strategia completamente diversa, sviluppando una simulazione al computer che permette di studiare molto più accuratamente i pensieri paranoici.

"I pensieri paranoici sono spesso innescati da eventi ambigui, come lo sguardo di una persona che guarda in una certa direzione, o il sentire una risata, ma è molto difficile ricreare in laboratorio queste interazioni sociali", ha detto Freeman. "La realtà virtuale ci permette di farlo e di osservare come persone differenti interpretano esattamente la stessa situazione sociale. E' uno strumento molto potente per identificare chi è portato a fraintendere le altre persone."
Indossando un casco per la realtà virtuale, 200 volontari rappresentativi della popolazione generale, sono stati fatti camminare in una carrozza (virtuale) della metropolitana per quattro minuti. La carrozza era abitata da vari avatar - ossia personaggi virtuali - seduti, in piedi, che leggevano il giornale, che talvolta incrociavano lo sguardo con il volontario, o qualche volta sorridevano se li si guardava. Freeman ritiene che i pensieri persecutori si sviluppino molto più facilmente in un ambiente come quello di un mezzo pubblico di trasporto, dove le persone possono sentirsi intrappolate e osservate, ed è difficile capire che cosa gli altri stiano dicendo appena qualche passo più in là.

Freeman e colleghi hanno trovato che i partecipanti interpretavano la scena in modo molto diverso, e se la maggior parte dei soggetti considerava l'atteggiamento degli avatar neutrale o amichevole, circa il 40 per cento di essi aveva formulato almeno un pensiero paranoico. I partecipanti, prima dell'esperienza, erano stati sottoposti a test, ed è risultato che quelli più ansiosi o arrabbiati focalizzavano, l'attenzione sul peggiore scenario possibile, e che una bassa autostima favoriva la nascita di pensieri paranoidi.

"In passato si riteneva che solo le persone affette da una grave disturbo mentale esperissero la formulazione di pensieri paranoici, ora sappiamo che non è così. Circa un terzo della popolazione ha un'esperienza regolare di pensieri persecutori, e questo non dovrebbe sorprendere. Al cuore di tutte le interazioni sociali c'è un giudizio vitale sul fidarsi o diffidare, ma è un giudizio esposto all'errore. E siamo molto più propensi a fare errori paranoici se siamo in ansia, se stiamo rimugianando su qualcosa di negativo o se abbiamo avuto brutte esperienze in passato", ha concluso Freeman.  (gg)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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