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Tecnologie e Società

 

Neurofisiologia della saggezza
14/06/2009

Un nuovo studio ha individuato alcune similarità nelle definizioni di saggezza date nelle varie epoche e culture, alle quali sembra posibile associare alcuni correlati neurofisiologici.

La saggezza è universale o culturalmente determinata? E' solamente umana e correlata all'età? Dipende dall'esperienza o può essere insegnata? A queste domande apparentemente molto speculative ha cercato di dare una risposta un gruppo di ricercatori dell'Università della California a San Diego (http://www.ucsd.edu/) che illusta i risultati di uno studio in un articolo pubblicato sugli Archives of General Psychiatry (http://archpsyc.ama-assn.org/).

"Definire la saggezza è qualcosa di abbastanza soggettivo, tuttavia vi sono diverse similarità nelle definizioni presenti nelle varie epoche e culture. La nostra ricerca suggerisce che ci possa essere una base neurobiologica per i tratti più universali della saggezza", osserva Dilip V. Jeste, che con Thomas W. Meeks ha condotto lo studio.

Fra i tratti che appaiono più frequentemente accostati alla saggezza nelle più svariate culture ci sono quelli dell'empatia, dell'altruismo o della compassione, della stabilità emotiva, della comprensione di sé, oltre a un atteggiamento pro-sociale e tollerante.

Per cercare di rispondere alle loro domande Jeste e Meeks hanno svolto una meta-analisi di oltre 250 articoli pubblicati su riviste con peer review che coinvolgevano tali aspetti rilevanti della saggezza.

Meeks e Jeste hanno soprattutto focalizzato la loro attenzione sugli studi di neuroimaging, su quelli che analizzavano il funzionamento dei neurotrasmettitori e su quelli genetici. Hanno così rilevato che la valutazione di una situazione che richiederebbe una presa di posizione altruistica attiva la corteccia prefrontale mediale, mentre l'assunzione di decisioni morali è il risultato di una combinazione fra funzioni razionali (legate alla corteccia prefrontale dorsolaterale, che ha un ruolo nel mantenimento dell'attenzione e nella memoria di lavoro), emotivo-sociali (corteccia prefrontale mediale) e di rilevazione dei conflitti (cingolato anteriore).

Dato che diverse regioni cerebrali comuni appaiono coinvolte in differenti componenti della saggezza, i ricercatori ipotizzano che la neurofisiologia della saggezza possa coinvolgere un bilanciamento ottimale fra le regioni "più primitive" del cervello, ossia il sistema limbico, e quelle più recenti, vale a dire la corteccia prefrontale. (gg)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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