L'Unione Europea dei consumatori e delle imprese siglano un patto per la definizione di standard di qualità nel mondo dell'e-commerce. Garanzia del consumatore o spechietto per le allodole?
In questi giorni due importanti organi della Comunità Europea hanno siglato un accordo destinato a divenire una pietra miliare nella storia del commercio elettronico: si tratta della definizione di Trustmarks o capisaldi della fiducia di riferimento per praticare ed offrire al pubblico un e-commerce di qualità.
A siglare il patto da un lato la BEUC {una sorta di confconsumatori all'europea) e dall'altro la UNICE (l'associazione degli imprenditori e datori di lavoro europei) che mettono sul piatto tutto quanto hanno da offrire in termini di esperienza per stilare un canovaccio europeo che diventi il riferimento inernazionale per tutte le imprese attive nel mondo del commercio elettronico. I canoni fissati vanno dalla correttezza delle campagne di marketing, alla tutela dello scambio dati, dalla gestione degli ordini alla disponibilità di informative per i clienti sullo stato dei propri ordinativi.
Sulla base di questi parametri i vari siti dovrebbero guadagnare un punteggio che ne rappresenti l'affidabilità e la serietà e che venga reso noto all'utente. Viene tuttavia spontaneo chiedersi quale organismo super partes provveda all'assegnazione dei punteggi ed alla riclassificazione periodica degli status dei vari siti o se questi siano invitati a compiere una sorta di esame di coscienza autocritico e ad esprimere quindi un giudizio su se stessi. La seconda ipotesi non ha ovviamente ragione di essere, per cui sarà necessario istituire un nuovo organo di controllo o attribuire nuove funzioni ad istituzioni già esistenti al che sorge spontanea una seconda domanda: che necessità reale c'è di un tale regolamento o provvedimento?
Tipicamente l'utente che si affida all'e-commerce non è uno sprovveduto, quantomeno non è alla sua prima esperienza online: si presume quindi che si sia fatto un'idea delle offerte di diversi siti ed abbia scelto l'opportunità più confacente alle proprie esigenze, un po'come quando si fa shopping in una città che non si conosce; si cerca sempre un negozio che si ritiene il più adatto consapevoli comunque che non si concluderanno enormi affari. A che pro quindi certificare la qualità dei sistemi di e-commerce con un bollino dedicato? Per creare una rete di negozi virtuali privilegiati che possano legittimamente praticare prezzi più alti in virtù di un riconoscimento ufficiale di qualità che ad altri non viene invece rilasciato per differenze poco significative? Ad esempio perché volersi garantire il miglior sistema di protezione delle transazioni online quando magari c'è la possibilità del pagamento in contrassegno? Tale forma di pagamento giustifica l'adozione di sistemi di sicurezza la cui complessità magari non risponde agli standard fissati nel documento oggetto di questo scritto, ma comunque sufficienti a proteggere il tipo di dati che si stanno trattando.
Sarà che a noi le etichette ed i bollini non sono mai piaciuti, ma di questo nuovo richiamo per il pubblico non ne sentivamo davvero la necessità.