Il dibattito politico in Italia si sta avvitando ancora sulla questione del pluralismo dell'informazione radiotelevisiva; intanto il Paese ha un grave ritardo nel cablatura, nella rete a banda larga. C'è uno stretto nesso storico tra i due problemi, che la Tv via cavo avrebbe potuto facilmente risolvere.
Ancora una volta tutto il dibattito politico è incentrato nella questione del pluralismo dell'informazione radiotelevisiva, che si intreccia con il conflitto di interessi. Le soluzioni che si prospettano sono le più diverse: privatizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo, cessione di reti da parte di Rai e Mediaset, contemporaneamente, per limitare l'oligopolio e altro ancora. Intanto il Paese rischia un grave ritardo, con conseguenze gravi sullo sviluppo tecnologico, economico e sociale, nella diffusione di una rete a banda larga per le comunicazioni.
Fra le due questioni vi è un intreccio che non deve sfuggire: in Italia la guerra tra Rai e Mediaset per il dominio dell'etere, con grave dispendio di energie, ha fatto dimenticare allo Stato e ai privati la necessità di investire nella Tv via cavo, che negli altri Paesi è la base di partenza per la diffusione della banda larga. Il piccolo Belgio è interamente cablato, scelta funzionale allo sviluppo di un sistema radiotelevisivo perfettamente bilingue; in Germania ci sono sedici milioni di case cablate e in Francia sei milioni.
In Italia, invece, l'anno scorso vi è stato uno scontro politico durissimo tra Colannino, proprietario di Telecom Italia, e Berlusconi, proprietario di Mediaset e allora capo dell'opposizione, sul diritto di Telecom Italia di acquisire Telemontecarlo (oggi La7): un diritto negato dalla legge che vietava al proprietario della Rete telefonica il controllo di un'emittente radiotelevisiva. Si tratta di una discussione sul sesso degli angeli: Telecom Italia gestisce La7 sull'etere e, anche volendo, non ha la possibilità tecnica di distribuire programmi televisivi via cavo.
Lo sviluppo della Tv via cavo in Italia avrebbe garantito la sopravvivenza di Tv locali, che invece sono moribonde, come è morta persino la vecchia filodiffusione. Con il cavo, che non crea la necessità di una diffusa e costosa rete di ripetitori, ci sarebbero state le garanzie più concrete, più di mille leggi, per il pluralismo radiotelevisivo.
Inoltre, con la Tv via cavo, oggi non saremmo nella condizione di avere poco più di 900 comuni coperti dall'Adsl e una rete a fibre ottiche solo nelle grandi metropoli e che non regge una domanda di massa. Questa è la vera anomalia italiana.