Si svolge in questi giorni la coppa del mondo di calcio: i giocatori sono tutti robot. Per ora in campo la sfida è solo tra macchine, ma tra qualche anno le squadre di umanoidi potrebbero affrontare i campioni umani. Quelli tecnici non sono gli unici limiti da superare.
Non prendono stipendi miliardari, non si stancano mai, non bisogna portarli in ritiro e sono potenzialmente imbattibili. Ma, perché diventino veri professionisti, bisognerà ancora attendere una cinquantina d'anni: per ora sono in fase di allenamento, se così si può dire, in laboratorio. Sono i calciatori robot.
L'intelligenza artificiale, sulla quale si basano le loro strategie di gioco, si sta rapidamente evolvendo e tra qualche anno gli umanoidi potrebbero battere addirittura i campioni dei mondiali.
Proprio in concomitanza con la WorldCup, si stanno svolgendo anche i campionati di calcio tra macchine, un evento che vede squadre di robot affrontarsi su veri e propri campi da calcio.
Tuttavia prima che le macchine possano scendere in campo e sfidare i Totti e i Vieri in carne e ossa, bisognerà superare un'altra sfida, quella tecnologica.
"Molto è stato fatto in termini di velocità e coordinazione" spiega Jong-Hwan Kim, fondatore della Fira, una delle due associazioni mondiali di football-robot (su questo sito si possono seguire le partite degli umanoidi): "la strada imboccata è quella giusta, ma è ancora lunga".
Secondo alcuni esperti però il problema di un match uomo contro macchina non è solo tecnica. Una volta che il robot avrà raggiunto le capacità tecniche necessarie ad affrontare una partita vera, saranno probabilmente i calciatori-uomini a non voler partecipare al duello, bloccati non solo dalla paura che i robot non vadano troppo per il sottile e siano pericolosi, ma ovviamente anche dal timore che non sia onorevole perdere contro una macchina.