Lo studio legale Milberg, Weiss, Bershad, Hynes & Lerach dello stato della California ha intentato causa alle 5 maggiori etichette audio americane con l'accusa di aver reso illeggibili i propri cd ai computer, e quindi di averli resi potenzialmente dannosi per la meccanica dei lettori.
Questo risulta essere la prima presa di posizione contro il metodo, sempre più utilizzato per i cd, di renderli in utilizzabili dai lettori cd all'interno dei computer, con lo scopo palese di voler arginare il fenomeno della pirateria musicale. Un metodo che ha però già avuto numerose critiche da parte del Congresso degli Stati Uniti e da altri illustri personaggi del mondo dell'IT.
Lo studio legale sostiene in questa causa la tesi che i cd illeggibili sono tecnicamente difettosi, dato che la loro particolarità non viene resa nota agli acquirenti, soprattutto perché a volte le case produttrici mettono in vendita per lo stesso titolo un numero di copie "normali" ed un numero di copie illeggibili al computer senza nessuna differenziazione palese del prodotto che si va ad acquistare. Inoltre questi cd a volte risultano inutilizzabili anche per un numero crescente di impianti solo audio, e se funzionano mostrano una fedeltà minore delle copie tradizionali.
Lo studio legale chiede o una palese differenziazione delle copie "protette dalla copia", o la totale rimozione della protezione, e che le etichette paghino i danni causati all'hardware di chi compra i cd "protetti".
Cary Sherman per la RIAA, l'Associazione dei Discografici Americani, ha definito la causa "senza fondamento", in quanto "anche i produttori di film, di videogiochi e di software proteggono da anni i loro cd con sistemi anticopia, e mai nessuno si è ribellato".