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Tecnologie e Società

 

Tronchetti Provera e un dipendente speciale
01/07/2002

di Pier Luigi Tolardo

[Articolo tratto da ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico]

A fine maggio il presidente di Pirelli e di Telecom Italia, nonché vicepresidente della Confindustria, ritroverà nell'organico dei suoi dipendenti un collaboratore che non aveva mai perso, che è stato per anni altrove, a svolgere "un lavoro particolare". Questo accade in un momento particolare della vita politica e sociale del nostro Paese.

A fine maggio Marco Tronchetti Provera ritroverà tra le file dei suoi collaboratori un dipendente che non aveva mai perso e che per molti anni è stato fuori dall'impresa, a svolgere un "lavoro particolare".

Si tratta di Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil, il maggiore sindacato italiano, che in questi giorni sta vivendo un momento di straordinaria popolarità per essersi messo alla testa di un vasto movimento (non solo sindacale) di opposizione alle scelte di politica economica e sociale del governo Berlusconi, il primo governo italiano con una solida maggioranza di centrodestra, guidato dall'imprenditore più ricco del Paese.

Sergio Cofferati è da trent'anni un dipendente della Pirelli, da cui ha cominciato una lunga carriera sindacale come delegato, dirigente e segretario generale dei chimici; da 8 anni, tempo massimo previsto per la carica di segretario generale, è leader della Cgil. È un sindacalista che per anni è stato considerato un moderato e un riformista, bestia nera della componente più dura del sindacalismo, e oggi è considerato un oppositore intransigente e inflessibile.

Sergio Cofferati manca dal lavoro in produzione da decenni: per quelli che lo danno e lo vogliono come segretario dei Ds o vice di Prodi in un futuro governo dell'Ulivo, la scelta di tornare in fabbrica (senza precedenti per un capo del sindacato di questo livello) sembra una boutade o del fumo per non bruciarsi subito in scelte impegnative.

Quando ha lasciato la sua fabbrica di pneumatici (erano gli anni dell'autunno sindacale), quando la Pirelli era uno dei più grandi gruppi industriali italiani e del mondo, Cofferati si occupava di "Tempi e metodi" e cronometrava i tempi degli operai alla catena di montaggio. Oggi non so cosa faranno fare a Cofferati: la Pirelli dove lavorava è una fabbrica molto più piccola, molto più automatizzata.

La Pirelli non è più un grande gruppo internazionale manifatturiero: il cuore della Pirelli è la Telecom Italia, la più grande azienda di telefonia fissa e mobile italiana, un'azienda del terziario che vende i suoi servizi soprattutto in Italia, cede le attività internazionali, e dove alla telefonia Pirelli affianca la gestione del più grande patrimonio immobiliare italiano. Invece dei pneumatici i telefoni e i telefonini, non abbiamo più tute blu ma operatrici di call center, tecnici informatici e web, ma non meno a rischio di licenziamenti, come dimostra la vicenda Virgilio.

Cofferati rientra in fabbrica mentre il sindacato è alle prese con uno dei più duri scontri politico-sindacali della sua storia: quello con il governo Berlusconi, che dichiara defunta la concertazione, che vuole modificare lo Statuto dei lavoratori, nato negli anni in cui Cofferati iniziava la sua carriera sindacale. Con la sua scelta, Cofferati probabilmente vuole insegnare un metodo al movimento sindacale, non a parole ma con i fatti.

Il mondo del lavoro è cambiato completamente: al posto dell'industria, i servizi, la professionalità e l'organizzazione del lavoro sono state trasformate radicalmente dall'informatica e dalla telematica. Se il movimento sindacale vuole rappresentare e tutelare questo mondo del lavoro, deve per forza "uscire dal palazzo" e tornarvi dentro a imparare, a capire, a lottare: solo così può dare una valida risposta a chi ne vuole delegittimare il ruolo e la funzione. Speriamo che il sindacato capisca la lezione.














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