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Tecnologie e Società

 

Un appello agli sviluppatori
04/12/2002

di Michele Bottari

[Articolo tratto da ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico]

Come Linux può diventare ecocompatibile.

Ho parlato in un altro articolo di come Microsoft lavori anche, se non soprattutto, per far vendere nuovo hardware, con effetti devastanti sia per l'inquinamento, sia per la psicologia collettiva (diventiamo sempre più dipendenti dalla tecnologia).

D'altro canto la filosofia open-source ha una razionalità che si sposa alla perfezione con l'economia sostenibile. Attingendo ai file sorgente dei programmi esistenti, il programmatore svolge ogni lavoro a partire da una base che qualcun altro ha sviluppato. Si evita così che gran parte del lavoro sia svolta due o più volte da persone diverse.

L'aspetto più interessante del software su Linux è la rottura del cartello probabilmente più pericoloso in circolazione. Un cartello, in inglese trust, è un accordo o una concentrazione così forte da mettere in pericolo la libera concorrenza. Così Microsoft, sbaragliando a uno ad uno i concorrenti più rappresentativi, con metodi che in buona parte sono ancora sotto il vaglio dei giudici, si permette oggi manovre che in libero mercato le sarebbero impossibili (una su tutte, il progetto Palladium).

Dai cadaveri dei concorrenti distrutti è spuntato il peggiore di essi: grazie alla funzionalità della piattaforma Linux, la comunità open-source è riuscita fin dall'inizio a competere alla grande. Provate a figurarvi gli opposti fronti: da una parte, Microsoft, un esercito ben organizzato di ingegneri in gamba, disciplinati, numerosi, probabilmente ben pagati. Dall'altra, il resto del mondo. I "ragazzi" si sono entusiasmati, tanto che oggi la sfida tecnologica sui sistemi più complessi (webserver, reti complesse, firewall e simili) si può dire tranquillamente vinta.

Ma gli home-pc e le aziende con reti di poche unità restano appannaggio del gigante di Redmond. Una questione di immagine, soprattutto, ma anche una questione tecnica. Eppure è proprio qui che Linux avrebbe una marcia in più. L'indipendenza dei softwaristi dalle pressioni delle case produttrici di hardware consente di sviluppare applicazioni anche su computer "superati". Così una piccola azienda potrebbe acquistare calcolatori, puntando magari più sull'affidabilità che sulle prestazioni, con la certezza di poter attingere per tempi lunghi a programmi aggiornati.

Inoltre, la minore diffusione di Linux non permetterebbe a dipendenti poco produttivi di impiegare ore al solitario o in pericolosissime pratiche di scambio file via email. Quindi per molte piccole aziende un sistema Linux semplice e sicuro potrebbe essere appetibile. E sono le piccole aziende che fanno il mercato.

Computer che lavorano per decenni, applicazioni semplici ed in continuo aggiornamento senza richiedere espansioni: da questo punto di vista Linux si configurerebbe come un campione di ecocompatibilità.

L'appello è dunque questo: ragazzi (intendo con questo gli sviluppatori di programmi open-source, su piattaforma Linux), va bene battere il gigante sulle applicazioni più "fighette", ma la vera battaglia si gioca sulle cose semplici. Non trascuriamole.

Sarebbe come se un gruppo automobilistico impiegasse tutte le sue risorse tecnologiche per far vincere, alla sua squadra corse, il campionato del mondo di Formula 1 per quattro volte consecutive, lasciando colpevolmente andare in malora l'ossatura industriale del gruppo stesso, ossia la produzione di utilitarie. Sarebbe sciocco, non vi pare?














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