Non c'è alcun nesso vero tra le dimensioni del posteriore di un quadrupede e quelle dei motori della navetta spaziale, come invece sostiene l'aneddoto che circola in Rete.
Più che una bufala è una storiella divertente, e quasi mi dispiace doverla smentire, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare (e al cavallo quel che gli spetta).
La versione inglese di questa storiella è smontata dal noto sito antibufala Snopes.com. In sintesi, le dimensioni dei sederi dei cavalli e quelle dei motori dello Space Shuttle sono legate solo da alcune necessità fisiche e da coincidenze fortuite, non dal filo logico diretto descritto, che fra l'altro contiene varie inesattezze.
Tanto per cominciare, il sedere del cavallo c'entra poco e niente, anche perché 4 piedi e 8, 5 pollici sono 144, 6 centimetri, e francamente credo che togliendo lo spessore delle ruote e delle fiancate non resti molto spazio per due cavalli messi uno in fianco all'altro. È un'impressione da verificare, ma non ho a portata di mano cavalli disposti a farsi centimetrare le terga. Se qualcuno è disposto a compiere l'ardua impresa, me lo faccia sapere.
In secondo luogo, lo scartamento USA è frutto del caso, o per meglio dire dell'esito della Guerra di Secessione. Infatti le ferrovie degli stati del Sud usavano ben tre scartamenti diversi; quelli del Nord uno solo, che venne imposto dai vincitori. Se la guerra fosse andata diversamente, ora gli Stati Uniti avrebbero chissà quale scartamento. Quindi la somiglianza fra strade romane e scartamenti americani è pura coincidenza.
Terzo, non è vero che "I tunnel ferroviari sono poco più larghi di una carrozza ferroviaria". Ai lati delle gallerie (anche quelle più strette, a binario unico) c'è lo spazio per la via di fuga, che varia a seconda degli standard e della curvatura della galleria e della lunghezza della carrozza (che essendo rigida, fra l'altro, sporge maggiormente dai binari lungo le curve). Inoltre a parità di scartamento le carrozze possono avere larghezze diverse: basta Googlare un po', per esempio, per trovare che in Europa si usano varie sagome, denominate UIC.
In altre parole, la larghezza di un tunnel è legata solo approssimativamente allo scartamento dei binari, che a sua volta è solo vagamente simile alla larghezza dei carri romani.
Questo non toglie che la storiella è carina e illustra un principio universale: che ogni tecnologia eredita qualcosa dalle precedenti e dopo un po'si perde traccia del motivo per cui si usano certe misure o certi standard ma si va avanti a usarli lo stesso. E soprattutto che la burocrazia è eterna e cieca.