Quattro ragazzi della generazione IT stringono un patto macabro: quando uno di loro sarà morto, gli altri metteranno una webcamera nel feretro, permettendo così agli spettatori di seguire in diretta il processo di decomposizione del cadavere.
Questo è il soggetto del film Necrocam realizzato da una TV olandese, che può essere anche "gustato" (le virgolette sono di prammatica, in casi simili) su Internet. Ma sul web il processo diventa interattivo: sono infatti gli spettatori a scegliere la velocità di decomposizione del cadavere, regolando la temperatura all'interno del feretro.
"Film-denuncia sull'abuso delle nuove tecnologie", è stato il giudizio sulla pellicola. In realtà nihil sub soli novi: già diversi anni fa un tema simile era stato affrontato, nel film La morte in diretta. Colà si trattava di lasciar riprendere, in cambio di cospicui diritti televisivi, l'agonia di un malato terminale fino al decesso. Anche in quel caso si parlò di film denuncia, contro l'abuso del mezzo televisivo per fare spettacolo.
Le due pellicole sono unite da un filo conduttore: la morbosità macabra dello spettatore sempre in cerca di emozioni nuove e diverse. Uno spettatore per il quale l'emozione va giudicata in intensità più che in qualità e finezza. Ma l'aspetto tecnologico differenzia queste due produzioni quasi come appartenenti a due epoche remote. Quello che per essere realizzato vent'anni fa aveva bisogno di professionisti e capitali, oggi può essere fatto in casa.
Evoluzione tecnologica, non c'è dubbio. Ma questa produzione casalinga sfugge a qualsiasi criterio etico e non sempre può essere lasciata nelle mani di adolescenti. Anche e soprattutto perché questi adolescenti, non avendo praticamente un ricordo della società pre-web, più che utilizzatori, rischiano di divenire strumenti della rete.