L'incapacità da parte degli studiosi di interpretare i risultati di elaborazioni e ricerche svolte grazie ai cervelloni elettronici cresce fino a divenire preoccupante.
Entra in funzione in questi giorni l'Earth Simulator (Simulatore Terrestre), il supercomputer costruito a Yokohama dalla NEC nei mesi scorsi.
Cosa farà? Studierà i cambiamenti climatici nel tentativo di prevedere fenomeni anomali (ricordate "el Nino"?), i terremoti (il Giappone è la zona più sismica del globo) con lo scopo ultimo di prevenire disastri naturali. Quanto è veloce? 35 "teraflops" (35 mila miliardi di operazioni a virgola mobile al secondo). Quanto è grande? Quanto quattro campi da tennis, con tremila chilometri di cavi. Quanto è costato? 350 milioni di Euro (a dispetto della grave crisi economica che attanaglia il Giappone: tasso di disoccupazione più elevato del dopoguerra).
Non ci resta che fermarci ancora una volta ammirati davanti alla tecnologia giapponese. O no? Un inquadramento sociale può forse aiutare a giudicare più obbiettivamente.
Tutti sanno che un computer è uno "stupido veloce": fa quello che gli si dice di fare, e lo fa molto più rapidamente di come potremmo farlo noi. Un supercomputer non è meno stupido, è soltanto più veloce. Se l'input parte da presupposti errati, il risultato sarà insensato. Ma spesso - anche con input corretto - vi sono diverse possibili soluzioni, e per poterle giudicare nulla può sostituire l'esperienza e le capacità critiche dell'uomo. Ora, quali sono le condizioni dell'istruzione e della ricerca in Giappone?