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Tecnologie e Società

 

Babybot
23/03/2003

di Azzurraa Pici


Il Dipartimento di Informatica e Sistematica avanzata di Genova ha dato la notizia dell'ideazione e realizzazione del primo "bambino d'acciaio". Questo robot, certo, non sarà mai il clone di un essere umano, ma si muove, vede ed è in grado di dare risposte "intelligenti", oltre che di reagire autonomamente agli stimoli, compresi quelli che non sono presenti nelle memorie degli otto computer da cui è vegliato. E' così umano che soffre anche il mal di mare. Il "Babybot", così chiamato dal suo giovane genitore Giorgio Metta, "E' come un bambino, che impara a tentativi, sbagliando, ma trovando soluzioni giuste", dice il professore Giulio Sandini, ordinario di Bioingegneria a Genova.

Qualcuno già si chiede se questo "bambino" ha "coscienza di sé", ma quel che si sa di certo è che questa macchina può essere definita "intelligente", perché è l'unico prototipo al mondo basato sull'apprendimento che è capace di imparare e reagire come un essere umano nel suo primo anno di vita. Dice ancora il professore Sandini: " Un normale robot si muove secondo le informazioni ricevute: nel momento in cui si trova ad affrontare situazioni nuove, dati non conosciuti dal suo computer, si blocca, riconoscendoli come errori. Babybot, invece, di fronte all'imprevisto, analizza gli sbagli con milioni di operazioni informatiche eseguite in un infinitesimo di secondo. Dopodiché, sceglie la situazione giusta e la esegue rapidamente". Nei laboratori in cui è nata questa idea si è pensato ad una macchina basata sul principio opposto a quello dei robot utilizzati in campo industriale, costruiti per ricevere impulsi catalogati su un cervello elettronico.

La ricerca è stata condotta oltre che dal Polo della robotica genovese, dal Dist del professore Giuseppe Casalino (che tra l'altro collabora anche con l'Agenzia Spaziale Italiana) e da venti industrie del settore hi-tech. Babybot "vede" mediante due microtelecamere, dotate di sensori retinici Giotto, che forniscono immagini simili a quelle dell'occhio umano; "sente" grazie a due microfoni di precisione e un cubetto sensoriale dietro la "testa" gli fornisce informazioni di orientamento ed equilibrio. Per quanto riguarda la robotica mobile, il professore Renato Zaccaria ha creato il dorso che si sposta lungo dodici direzioni, la testa su cinque, il braccio con una mano antropomorfa con sei minuscoli motori. L'automa è in grado di scansare ostacoli, decidere di afferrare oggetti o meno, manovrare impianti, seguire spostamenti.

Sandini spiega che Babybot sarà utile nello studiare il comportamento dei neonati e la capacità di sviluppo intellettivo dell'essere umano nel primo anno di vita; tant'è che il progetto si avvale della collaborazione di scienziati neuropsichiatri dell'Università di Ferrara e Uppsala (Svezia). "Studiando le reazioni della macchina, i suoi sbagli, si può intuire perché un bambino subisce danni irreversibili agli occhi, al cervello, al sistema nervoso. Si può fare diagnosi precoce", dice ancora il professore Sandini che porta avanti una ricerca in questo senso fin dal 1978.


[Nell'ambito dell'attività laboratoriale 2002/03 dei Corsi di Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa e di Progettazione di contenuti per i nuovi media (Università di Bologna, MUSPE), realizzata in collaborazione con NoemaLab]














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