Il tasso di obsolescenza tecnologica cresce e condiziona la frequenza con la quale cambiamo le dotazioni (computer, stampanti e quant'altro). Il riciclaggio delle vecchie apparecchiature elettroniche può essere una soluzione all'impatto ambientale negativo che esse procurano.
Lo scorso anno, in Europa, sono state prodotte circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettroniche e la cifra, nei prossimi 10 anni, è destinata a raddoppiare. Questi rifiuti, nel 90% dei casi, non subiscono nessun trattamento a tutela dell'ambiente. Solo in Italia nel 1999 sono stati buttati via 500 mila Pc di uso domestico e 60 milioni di toner per stampanti laser, mentre 500 mila stampanti a getto d'inchiostro sono state gettate in discariche pubbliche. Sono dati allarmanti che provengono dall' International Electronics Recycling Congress , un congresso promosso dalla l'ICM (International congress & marketing) che si terrà, come ogni anno, a Basel in Svizzera dal 13 al 15 Gennaio 2003.
I computer che noi acquistiamo sono composti da plastiche, metalli, polveri e gas tossici di batterie, da olii, da parti in silicio, cadmio, piombo, etc. Tutti elementi altamente inquinanti per il nostro pianeta e dannosi per l'uomo: il cadmio, ad esempio, è pericoloso per i reni; il piombo, invece, può provocare il cancro mentre il mercurio può arrecare danni al cervello.
Considerando che sul mercato viene lanciato un nuovo computer ogni 6 mesi circa, si comprende facilmente la necessità di gestire al meglio lo smaltimento dei vecchi Pc. In Italia il trattamento di questi materiali è preso in considerazione dal D.L. 22 del 05/02/1997 - il Decreto Ronchi - dove si parla di "rifiuti speciali".
L'articolo 44 di questo decreto prevede che quando si acquista un Pc nuovo, il vecchio venga riconsegnato al venditore oppure alle imprese che gestiscono la raccolta e lo smaltimento. Per questo tipo d'azione è prevista la possibilità di fissare una cauzione pari al 10% del prezzo del prodotto, fino a un massimo di 100,00 Euro (duecentomila lire) che verrebbero restituiti alla consegna dell'apparecchio. Nonostante il decreto Ronchi, l'Italia è ancora molto indietro rispetto agli altri paesi europei che si stanno movendo per proporre una legge che obblighi i produttori hardware a sviluppare prodotti riciclabili almeno al 90%, ad eliminare i materiali tossici e a ritirare con spese proprie l'hardware a "fine vita". Le difficoltà che si stanno incontrando sono dovute alle resistenze dei distributori, i quali sanno che in questo modo i costi lieviteranno e le vendite si abbasseranno.
Ma il riciclaggio, anche se costoso, rappresenta un'arma vincente. Se ogni europeo, infatti, riuscisse a recuperare almeno 4Kg di apparecchiature elettriche ed elettroniche all'anno, si risparmierebbe l'equivalente di 120 milioni di Gigajoule, pari a 2,8 milioni di tonnellate di petrolio ogni anno, con un risparmio energetico del 60-80% rispetto all'utilizzo di materia vergine. Un'altra soluzione, che potrebbe affiancarsi a quella del riciclaggio, riguarda il noleggio delle apparecchiature informatiche da parte delle grandi aziende. La Fiat, ad esempio, ha ben 30 mila computer in affitto, e questo tipo di discorso potrebbe essere esteso alla Pubblica Amministrazione. In alcuni paesi vengono noleggiate anche le apparecchiature domestiche. In Svezia, ad esempio, molte famiglie usano lavatrici in affitto che pagano in base ai lavaggi. In futuro, probabilmente, anche i computer di casa non verranno più acquistati ma noleggiati.