Un giudice statunitense ha trovato nel Communication Decency Act una parte secondo la quale i provider potrebbero essere considerati corresponsabili dei contenuti che si trovano sui loro server. Prospettiva allucinante.
Dickan Trevizan è il nome del giudice che porta avanti una causa di diffamazione per conto di un'attrice del cast di Star Trek contro quanto recensito da un sito internet. Per quale motivo se ne parla? Perché potrebbe rivoluzionare Internet. E non poco.
Ponetevi una domanda: "È giusto che un Internet Provider sia responsabile di tutto ciò che i suoi utenti pubblicano sulle loro pagine Web personali?"
Fino a oggi il problema non è mai sorto per la presenza di una legge americana (il Communication Decency Act) la quale, nella sezione meglio nota come "Section 230", prevede che "nessun provider o utente di un servizio interattivo telematico debba esser trattato come l'editore di qualsiasi informazione fornita da un altro fornitore di informazione" . In breve, si stabilisce che nessun provider possa esser ritenuto responsabile del contenuto delle pagine scritte e realizzate in maniera indipendente dai propri utenti.
La Section 230 è stata scritta dai legislatori proprio a tutela degli Internet Provider (almeno quelli più grandi...), in modo tale da consentire a questi ultimi la possibilità di lavorare tranquillamente avendo dalla loro una legge che evitasse "grane" di non poco conto. Oggi, invece, il signor Dickan Trevizan avrebbe trovato, nella stessa legge, una parte poco chiara: esisterebbe la possibilità che i provider possano essere considerati corresponsabili dei contenuti che si trovano sui loro server.
E qui il punto: cosa comporterebbe questa possibilità? Come già dichiarato dai responsabili di alcuni dei più grandi provider (AOL, Cnet, Ebay), nel caso in cui la Corte dovesse dar ragione a Trevizan, molte delle attività svolte da queste aziende, tutte legali, dovranno essere interrotte.
Perché? Pensate per esempio a tutti quei siti che recensiscono libri, film. Pensate pure ai commenti sui prodotti, ai forum, ai sistemi di messaggistica immediata, alle chat... In questi casi sarebbe impossibile controllare il flusso di informazioni inserite, l'unico modo per evitare cause e problemi legali sarebbe quello di non pubblicare nulla. Praticamente verrebbe sfaldato uno dei punti cardine di Internet.
Il dibattito negli USA è acceso. Si è sempre parlato delle libertà di Internet e allo stesso tempo della necessità di presenza di leggi che lo disciplinino. Tuttavia, oggi, la sentenza della corte federale americana eliminerebbe una di queste liberta: quella di espressione!