Il 24 marzo scorso è morto all'età di 64 anni, dopo una lunga malattia, Adam Osborne, considerato all'unanimità l'inventore del primo personal computer portatile. Nato in Thailandia da genitori inglesi e cresciuto in U.S.A., ben presto subì il fascino del mondo dell'informatica, in particolare di Apple che negli anni '80 tentava di rendere popolare il computer. Nel 1981 nacque così Osborne Computer e Osborne-1, il primo computer che si poteva trasportare, il cui schermo però -ovviamente CRT- era da 5 pollici in bianco e nero e pesava più di 11 Kg.
L'idea prese subito piede e Osborne raggiunse vendite per 10.000 pezzi al mese, generando un mega fatturato di 70 milioni di dollari in un anno, un'enormità per quegli anni. Tutto ciò era sicuramente dovuto ai prezzi contenuti, soprattutto se confrontati con quelli dei PC Apple: un computer costava poco più di 1700 dollari. Tuttavia, una serie di strategie sbagliate portarono al fallimento Osborne Computer nel 1983.
Lo stesso Osborne descrisse i suoi errori di valutazione in un volume intitolato "Hypergrowth" il quale ebbe molto successo nella Silicon Valley. La sua grave malattia scoppiò nel '90 subito dopo essersi trasferito in India e si deve a questa grande genialità il futuro portatile del PC.