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Tecnologie e Società
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L’arte interattiva
Mentre nel passato certe divisioni per categorie sembravano troppo rigide, si ritrova oggi la necessità di ridefinire dei confini, nella convinzione che se un’arte digitale ha preso forma e si colloca sotto la “definizione ombrello” dell’arte. Interattività quindi, e curiosi di vedere realizzazioni di grande formato.
Dov’è l’estetica in questa operazione? Invece del gesto esemplare e provocatorio, concettualmente sgradevole e psicologicamente aggressivo dell’orecchio “cresciuto” nel braccio di Stelarc, il lavoro di Lieberman presenta l’aspetto positivo e accettabile dell’aiuto prostetico e necessario per aggiungere al corpo delle funzioni deficitarie. Interattività è quindi il costruire una catena di azioni-reazioni che attraversano, passano e ripassano fra corpo, società e linguaggio.
E sono le idee sullo spostarsi dell’emissione sonora e sulla natura cangiante del suono, idee su cui ha lavorato molto Cage e numerose esperienze della musica contemporanea. Più originale il lavoro “Talking Doors”, del lituano Julijonas Urbonas, dove la porta ( originariamente del conservatorio di musica ) è dotata di un apparato elettronico che produce suoni ogni volta diversi, che le danno quasi un “carattere” personalizzato. Una porta comunica quante volte una persona è entrata, altre introducono suoni pertinenti. Design del suono o sound design? Anche qui, pur nell’attraente idea di base, siamo nell’ambiguità di prodotto di molta arte digitale: design digitale che consuma la sua idea in una funzione di “push” di altre idee oppure proposta autosufficiente? “Home” della coreana Hee-son Kim offre alla visione decine di finestre aperte sul privato di altrettante persone, finestre che si possono mettere “a fuoco” orientandovi sopra un cannocchiale. Come il fotografo del film di Hitchcock “La finestra sul cortile”, siamo invitati al voyeurismo, a entrare nel privato degli altri. In Hitchcock la pulsione a guardare/spiare è motivata sia dalla professione ( fotografo, quindi professionista del voyeurismo ) sia dall’immobilità fisica e quindi dal vuoto psicologico che l’infermità crea. Cosa dice Hee-son Kim? I “Chaos” diventano nel tempo sempre più emblematici di un atteggiamento di rivolta critica alla comunicazione ufficiale di cui troviamo oggi sempre meno esempi nella vastissima e non sempre convincente area dell’ultimo “hacktivism”.
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